Lotta contro l’obesità: interventi non farmacologici

In un recente articolo pubblicato su Clinical Nutrition ESPEN, gli autori effettuano un excursus sulle principali tecniche non farmacologiche/invasive per gestire l’obesità.

Come già sappiamo, la gestione dell’obesità quale condizione cronica, è causata da numerosi fattori interagenti per cui non è possibile curare la patologia concentrandosi su un elemento soltanto (per esempio la sola dieta) ma è auspicabile un approccio multidisciplinare di cura che agisca su tutti i livelli coinvolti.

Tralasciando gli interventi farmacologici e quelli chirurgici, gli autori di questo breve trattato informativo, hanno preso in esame i principali interventi non invasivi citando, nel seguente ordine: le diete, gli interventi cognitivi-comportamentali, l’esercizio fisico e la stimolazione transcranica in corrente continua (tDCS).

Vediamo di seguito le caratteristiche di ognuno dei trattamenti suggeriti.

  • Diete. Gli autori riportano la maggiore efficacia, sul lungo periodo, di piani alimentari che prevedano una maggiore introduzione di verdura e di frutta. Tuttavia, come sottolineato in più studi, la maggior parte delle diete per la gestione del peso ha effetti positivi limitati.
  • Interventi cognitivi-comportamentali. I molti fattori coinvolti nell’eziologia dell’obesità, suggeriscono che il cambiamento necessario per la cura debba riguardare lo stile di vita nel suo complesso. A tal proposito gli autori dell’articolo sottolineano che: “sebbene sia ampiamente assunto che l’obesità possa essere affrontata grazie a solide basi comportamentali ispirate ai principi della salute, le linee guida sull’alimentazione sana sono nella maggior parte dei casi sconosciute nella popolazione generale” . Per questo motivo, la diffusione di interventi mirati alla psicoeducazione alimentare rappresenta un obiettivo importante non solo a scopo preventivo ma anche ai fini di un cambiamento duraturo dello stile di vita dei soggetti malati.
  • Esercizio fisico. Le scoperte recenti concludono che l’esercizio fisico ha effetti significativi sulla salute sia fisica che psicologica. A questo proposito, l’esercizio fisico fatto volontariamente o prescritto può essere usato come trattamento per l’obesità. Importante però, secondo gli autori, è distinguere l’esercizio fisico dall’allenamento: mentre il primo mira al dispendio energetico e al miglioramento dello stato di salute attraverso la resistenza cardiorespiratoria, l’aumento della forza e della flessibilità muscolari e della composizione corporea, il secondo ha come fine il raggiungimento ed il mantenimento di un’idoneità fisica (come accade, per esempio, nel fitness). In tal senso, ai fini del trattamento dell’obesità, è l’esercizio fisico a dover essere privilegiato; attraverso l’introduzione di momenti di attività sia strutturata (sport o attività programmate) che non strutturata (scegliere le scale al posto dell’ascensore, spostarsi in bicicletta anziché in auto e così via).
  • Stimolazione transcranica in corrente continua (tDCS). Secondo studi di neuroimaging, i soggetti obesi hanno uno squilibrio nell’attività dei circuiti prefrontali e limbici. La ricerca nelle aree cerebrali di pazienti obesi indica un’attività anormale nella corteccia prefrontale dorsolaterale sinistra coinvolta nella regolazione del comportamento, nel gusto e nell’elaborazione dei premi. L’applicazione della stimolazione transcranica in corrente continua (moderna tecnica di neuromodulazione, non invasiva, che utilizza una debole corrente elettrica continua per indurre dei cambiamenti nell’attività neuronale dei pazienti) è stata suggerita come tecnica in grado di riequilibrare l’attività cerebrale ai fini di indurre cambiamenti comportamentali quali la limitazione dell’assunzione di cibo. Nonostante, in merito all’utilizzo di tale tecnica, vi siano ancora molti aspetti da approfondire, gli studi finora condotti sembrano promettenti. La, tDCS infatti, ha dimostrato di saper ridurre la bramosia alimentare e l’assunzione di cibo (in termini di calorie e di grassi); rimane tuttavia una sfida quella di poter raggiungere zone del cervello più profonde in cui viene sostenuto il comportamento alimentare.Gli autori concludono che questo nuovo approccio richiederà dunque più sessioni e schemi di stimolazione ad alta intensità, purché la sicurezza non sia compromessa.

In conclusione, in seguito alla revisione dei principali interventi non farmacologici/invasivi utilizzati per la gestione dell’obesità, gli autori affermano che, con molta probabilità, una combinazione delle diverse tecniche potrebbe rappresentare la migliore soluzione. Non esistono tuttavia prove a supporto del fatto che l’applicazione separata di questi interventi sia meno efficace rispetto ad un’applicazione combinata.

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