5 cambiamenti nel modo di mangiare indotti dalle emozioni

Nonostante l’importanza dei processi affettivi nel comportamento alimentare, rimane difficile prevedere, secondo i canoni scientifici, come le emozioni influenzano il nostro modo di mangiare. Nel 2008, tuttavia, in un interessante studio intitolato “How emotions affect eating: A five-way model” , Michael Macht ha descritto 5 classi di cambiamenti nel modo di mangiare indotti dalle emozioni.

Secondo quanto evidenziato dal ricercatore, tali cambiamenti, che tra poco andremo ad esaminare singolarmente, sarebbero il risultato di un’interferenza causata dalle emozioni sul comportamento alimentare, un sottoprodotto delle emozioni o, ancora, una conseguenza dei processi regolatori (ovvero le emozioni possono regolare la nostra alimentazione ma anche l’alimentazione è in grado di influenzare le emozioni stesse).

Anche se in numerosi studi precedenti a quello di Macht, si è molto discusso riguardo al rapporto fra emozioni e alimentazione, il lavoro qui presentato si distingue dagli altri per aver proposto un “modello a 5 vie” in cui, cioè, vengono evidenziati ben 5 modi fondamentali in cui le emozioni influenzano il nostro modo di mangiare.

Vediamo insieme quali sono, così come evidenziato da Macht (2008):

  1. Controllo emotivo della scelta di cibo. Le emozioni indotte dal cibo sono potenti determinanti nella scelta del cibo. Per esempio, mentre la degustazione di cibi densi di energia, come zucchero e grassi, evoca risposte affettive positive che promuovono l’ingestione, la degustazione di composti amari evoca risposte affettive negative che promuovono il rifiuto. Inoltre: in alcune persone, attraverso l’accoppiamento accidentale di emozioni e alimentazione, le emozioni possono diventare segnali legati al cibo e quindi promuovere la decisione di mangiare.
  2. Soppressione emotiva dell’assunzione di cibo. Quando le emozioni sono molto intense, si osserva una soppressione nell’assunzione di cibo. Ad esempio, la tristezza intensa è associata alla disattivazione comportamentale e al ritiro dall’ambiente. La paura intensa motiva la fuga e l’evitamento ed è anche associata a risposte autonome che inibiscono la motivazione a mangiare. Cambiamenti fisiologici indotti dallo stress possono interferire con la digestione ritardando l’assorbimento del glucosio e il transito gastrointestinale.
  3. Menomazione dei controlli del consumo a livello cognitivo. Lo stress emotivo disinibisce il contenimento nella dieta e quindi aumenta l’assunzione di cibo  (Herman e Polivy, 1984 ). In questa prospettiva, si pensa che le emozioni negative minino la capacità dei mangiatori “trattenuti” di continuare a stare a dieta, perché impongono una preoccupazione più urgente (cioè come affrontare il fattore di stress) rispetto alla dieta e portano quindi a mangiare come se il limite della dieta fosse stato abbattuto. Col concetto di “limite dietetico” in questi casi si fa riferimento alla “quota autoimposta dal soggetto a dieta rispetto al consumo di cibo in una determinata occasione”. Un’altra ipotesi suggerisce invece che il controllo cognitivo sul consumo venga compromesso dalle emozioni in quanto, nei soggetti a dieta, la capacità di mantenere limitato l’apporto di cibo sia già di per sé molto faticoso. Considerando che le nostre capacità cognitive sono limitate, il far fronte a stimoli emotivi più o meno intensi, in aggiunta al mantenimento del controllo sull’assunzione di cibo, può provocare distrazione nel soggetto che così presenta maggiori difficoltà nel modulare la propria alimentazione.
  4. Mangiare per regolare le emozioni. Anche se la teoria dell’alimentazione emotiva ha origine dal pensiero psicodinamico, può essere riscontrata anche in una serie di approcci più recenti. L’ipotesi centrale della teoria (cioè che le emozioni negative inducono a mangiare e che, di conseguenza, vengano ridotte) è stata vista, per esempio, in una prospettiva di apprendimento per cui  le emozioni negative fungerebbero da stimolo antecedente, il mangiare come comportamento operante e la sua conseguenza, la riduzione delle emozioni negative, come rinforzo negativo  (Booth, 1994 ). La regolazione è stata anche presa in considerazione da approcci biologici che concettualizzano il consumo indotto dall’eccitazione come “attività di spostamento” che riduce l’eccitazione ( Cantor, 1981 ). Infine, il mangiare è stato visto come una strategia per migliorare l’umore negativo ( Thayer (1989) ,Thayer (2001) ), per mascherare lo stress (ipotesi di mascheramento, Polivy & Herman, 1999 ), o per sfuggire alla autocoscienza avversiva (teoria della fuga, Heatherton e Baumeister, 1991 ).
  5. Modulazione dell’emotività col cibo. Quest’ultimo fattore prende in considerazione come le emozioni modulino il mangiare in congruenza con le caratteristiche emozionali. Per esempio, in caso di umore negativo, le informazioni verbali negative vengono recuperate più facilmente delle informazioni positive e, al contrario, le informazioni positive vengono recuperate più facilmente in caso di umore positivo. Inoltre si è riscontrato che, mentre la tristezza diminuisce la motivazione ad alimentarsi, la gioia aumenta la piacevolezza del cibo (Macht et al., 2002 ; Willner & Healy, 1994). Questi cambiamenti possono essere spiegati dalle caratteristiche delle emozioni: la tristezza è associata a un rallentamento dei processi cognitivi e dell’attività motoria ( Izard & Ackerman, 2000), all’assenza di interesse (Frijda, 1986), e all’abbassamento dell’attenzione verso l’esterno (Barr-Zisowitz, 2000). Al contrario, la gioia è associata ad una maggiore capacità di percepire ed elaborare gli stimoli e ad una maggiore prontezza ad impegnarsi nelle attività.

In definitiva, il lavoro di Macht propone cinque classi base di cambiamenti nel modo di mangiare, indotti dalle emozioni,  che riguardano principi funzionali di base. A seconda delle caratteristiche emotive e delle abitudini alimentari, i cambiamenti nel mangiare provocati dalle emozioni possono essere il risultato di interferenze (soppressione dell’assunzione di cibo, alterazione dei controlli cognitivi alimentari), un sottoprodotto delle emozioni (modulazione dell’emotività del cibo) o una conseguenza dei processi regolatori (controllo emotivo della scelta del cibo, alimentazione per regolare le emozioni).

Tutto ciò ci fa comprendere come il rapporto fra emozioni e cibo risulti complesso e multi sfaccettato e come il parlare semplicemente di “emozioni” sia piuttosto riduttivo nell’ambito di un’approfondita comprensione del rapporto fra vissuto emotivo e comportamento alimentare.

 

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