Dott.ssa Elettra Paolini – Psicologa
Iscritta all’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna
Albo n. 8454 – Sezione A
Mi chiamo Elettra Paolini, sono psicologa e mi sono laureata in Psicologia presso l’Università degli Studi di Parma nel 2013.
Il centro del mio lavoro è il rapporto tra cibo, peso, emozioni e immagine corporea.
Mi occupo in particolare di quelle situazioni in cui il problema non può essere ridotto semplicemente a ciò che una persona mangia o al peso che ha.
Perché dietro uno stesso comportamento alimentare possono esserci storie, emozioni e funzioni molto diverse.
E perché anche il rapporto con il proprio corpo non riguarda soltanto il piacersi o non piacersi: può avere a che fare con vergogna, identità, stigma, esperienze relazionali e con il modo in cui abbiamo imparato a guardarci attraverso gli occhi degli altri.
Perché ho scelto di occuparmi di alimentazione e immagine corporea
Nel corso della mia formazione mi sono interessata a diversi ambiti della psicologia, ma progressivamente il mio lavoro si è concentrato sempre di più sulle difficoltà che nascono nell’incontro tra esperienza psicologica, alimentazione e corpo.
Mi interessa soprattutto quello che rischia di rimanere invisibile quando ci si concentra esclusivamente sul comportamento.
Una persona può sapere moltissimo di alimentazione e continuare ad avere un rapporto doloroso con il cibo.
Può cambiare peso e continuare a non sentirsi bene nel proprio corpo.
Può ricevere complimenti dopo un dimagrimento e, proprio attraverso quei complimenti, rendersi conto per la prima volta di quanto diversamente venisse trattata prima.
Può desiderare di cambiare il proprio corpo e contemporaneamente soffrire perché ha imparato a considerarlo il principale criterio attraverso cui stabilire il proprio valore.
È in questo spazio che si colloca il mio lavoro.
Il mio modo di lavorare
Non parto dall’idea che esista semplicemente un comportamento “sbagliato” da correggere.
Cerco prima di comprendere che cosa quel comportamento stia facendo per quella particolare persona.
Mangiare in risposta a un’emozione, controllare continuamente il peso, evitare lo specchio, alternare restrizione e perdita di controllo o provare vergogna per il proprio corpo possono assumere significati molto differenti a seconda della storia individuale.
Per questo non utilizzo protocolli identici per tutti.
Il percorso viene costruito insieme, cercando di comprendere la difficoltà nella sua complessità e scegliendo progressivamente gli strumenti più adatti.
Nel mio lavoro considero particolarmente importanti:
- la funzione psicologica dei comportamenti alimentari;
- il rapporto tra emozioni e cibo;
- la vergogna e il senso di colpa;
- l’immagine corporea;
- lo stigma del peso e la sua interiorizzazione;
- il rapporto tra corpo e identità;
- l’autocritica;
- la storia delle diete e del controllo alimentare;
- i grandi cambiamenti corporei;
- la possibilità di costruire maggiore consapevolezza, flessibilità e libertà.
Non lavoro per rendere una persona più capace di rispettare regole alimentari.
Lavoro per aiutarla a comprendere perché il rapporto con il cibo o con il corpo è diventato così faticoso e che cosa può cambiare perché occupi meno spazio nella sua vita.
Immagine corporea: uno dei temi centrali del mio lavoro
Una parte importante della mia attività riguarda l’immagine corporea.
Il disagio nei confronti del corpo può accompagnare l’obesità, importanti variazioni di peso, interventi bariatrici e post-bariatrici, lipedema e altre condizioni o fasi della vita caratterizzate da cambiamenti corporei.
Ma può esistere anche indipendentemente dal peso.
Il mio interesse non riguarda soltanto quanto una persona sia soddisfatta del proprio aspetto.
Mi interessa capire quanto il corpo condizioni il modo in cui vive, si guarda, si espone agli altri, costruisce le relazioni e pensa a se stessa.
A questo tema ho dedicato anche il libro “L’inganno di Venere – Conoscere e migliorare il rapporto con l’immagine corporea nella donna normopeso e con obesità”.
Nel tempo ho continuato inoltre ad approfondire il rapporto tra esperienze psicologiche, corpo e sofferenza, anche attraverso una formazione specifica nell’ambito della psicotraumatologia clinica.
Cibo ed emozioni
Mangiare non è un comportamento esclusivamente biologico.
Il cibo può assumere funzioni affettive, relazionali e psicologiche.
Può calmare, confortare, distrarre, accompagnare, gratificare.
Questo non significa che ogni volta che mangiamo in risposta a un’emozione esista necessariamente un problema.
La difficoltà può nascere quando il cibo diventa una delle poche possibilità disponibili per affrontare ciò che sentiamo, quando compare una sensazione di perdita di controllo o quando iniziano a costruirsi circuiti di controllo, colpa, vergogna e nuovo controllo.
Anche in questi casi il mio punto di partenza non è:
“Come facciamo a eliminare questo comportamento?”
ma:
“Che cosa sta cercando di fare questo comportamento per te?”
Solo dopo averlo compreso possiamo lavorare su ciò che può diventare diverso.
La relazione prima delle tecniche
Considero la relazione psicologica una parte fondamentale del percorso.
Le tecniche sono importanti, ma non vengono prima della persona.
Per me lavorare insieme significa poter costruire uno spazio in cui ciò che stai vivendo possa essere osservato senza trasformarlo immediatamente in qualcosa da giudicare, correggere o controllare.
Non è compito dello psicologo dirti come dovresti vivere.
Il mio compito è aiutarti a comprendere meglio ciò che sta accadendo, riconoscere i meccanismi che mantengono la sofferenza e costruire possibilità che oggi possono sembrare difficili da vedere.
Con chi lavoro
Lavoro con persone adulte attraverso percorsi psicologici individuali.
I colloqui durano circa 50 minuti e si svolgono online, permettendomi di lavorare con persone che si trovano in tutta Italia.
Il costo del colloquio individuale è di 65 €.
Come capire se posso essere la psicologa adatta a te?
Non puoi saperlo completamente leggendo una pagina internet.
Puoi però chiederti se il modo in cui ho descritto il rapporto con il cibo e con il corpo assomiglia, almeno in parte, a ciò che stai vivendo.
Il primo colloquio serve anche a questo.
Ci permette di conoscerci, comprendere meglio la tua richiesta e valutare insieme se il mio modo di lavorare è adeguato alle tue necessità.
Non sei obbligata a iniziare un percorso dopo avermi contattata o dopo il primo incontro.
A volte il primo passo può essere semplicemente capire se sei arrivata nel posto giusto.
Vuoi raccontarmi cosa sta succedendo?
Puoi scrivermi anche soltanto poche righe.

