Sostituti del pasto: rispondo alla domanda di un’amica

Qualche giorno fa, parlando del più e del meno con un’amica e una sua conoscente, mi è stato chiesto quale sia il mio parere sui pasti sostitutivi. Nello specifico, la persona si riferiva all’utilizzo di barrette o frullati come alternativa al pranzo, con lo scopo di perdere peso. Per evidenti motivi, non entrerò nel merito di un parere espresso dal punto di vista nutrizionale che, non solo non mi compete, ma non è neppure l’oggetto del nostro focus. Volevo invece esprimere poche e semplici parole su questo tema, solo per rispondere a una domanda che potrebbe incontrare, me ne rendo conto, la curiosità di altre persone. In fin dei conti chi non ha provato, almeno una volta nella vita, ad assaggiare questi snack/beveroni, anche solo per conoscerne il sapore? Forse, anche senza l’obiettivo di dimagrire, ne abbiamo comperati alcuni per avere qualcosa da mettere sotto i denti in una pausa di lavoro troppo ristretta; oppure, nella nostra frenetica vita da studenti, ci siamo infilati uno snack in borsa per avere a disposizione un pasto completo da sgranocchiare fra una lezione e l’altra. Chiariamolo pure: non c’è assolutamente nulla di male a ricorrere ai sostituti del pasto (e qui rispondo alla preoccupazione della mia amica). La domanda, piuttosto, dovrebbe essere: “da un punto di vista psicologico, cosa comporta ricorrere ai sostituti del pasto, a fini dimagranti?”. Molto dipende da come usufruite di questi preparati, per esempio: se fate diventare il pasto sostitutivo un’abitudine, utilizzandolo quotidianamente al posto di uno dei pasti principali, a livello psicologico, il senso di deprivazione che deriva da questo comportamento, vi attende dietro l’angolo. Meno biasimevole l’assunzione di questi sostituti “una tantum”, quando, insomma, vi sono più pro che contro che vi guidano nella scelta della barretta/frullato; per esempio: domani avrete un incontro di lavoro in un’altra città, viaggerete in treno e l’appuntamento cadrà proprio nell’ora del pranzo. Col vostro interlocutore vi congedate solo alle 14,00 ed alle 14,30 dovete prendere il treno per tornare a casa; in questo caso, il pasto sostitutivo, rappresenta per voi un buon modo per non saltare il pranzo e mangiare in modo equilibrato (dando per scontata la scelta di un pasto sostitutivo completo e bilanciato). E’ vero, una scelta anche migliore, sarebbe stata quella di prepararsi il pranzo a casa e riporlo nella borsa per consumarlo non appena possibile, ma qui stiamo cercando di dare delle linee guida all’utilizzo dei pasti alternativi.

Non lo nascondo, non vi consiglio di ricorrere a questo tipo di alimentazione, ma sarò felice di spiegarvi i motivi e, poi, starà a voi la scelta.

  1. La forma così ridotta di un pasto sostitutivo (frullato o barretta che sia), pur contenendo tutti i nutrienti necessari, non soddisfa psicologicamente l’appetito della maggior parte delle persone. Si consuma in fretta, visivamente è molto carente, spesso è dolce e ci da l’impressione di consumare una merenda piuttosto che un intero pasto…tutto ciò può innescare, in soggetti predisposti, un fenomeno di compensazione in occasione del pasto successivo (ci si concede di più perché ci si sente più affamati in quanto meno soddisfatti);
  2. Lo stesso meccanismo sopra descritto, si amplifica se la scelta del pasto alternativo si protrae sul medio-lungo periodo. Si assume, per esempio, un pasto sostitutivo ogni giorno al posto della cena, e dopo qualche giorno/settimana, si è pervasi da un senso di deprivazione severo e incontrollabile che ci spinge a compensare con del cibo in eccesso.
  3. Gli studi supportano il ricorso ad una dieta sana, bilanciata ed eterogenea al fine di perdere peso. Ripeto, con ciò non intendo dire che i pasti sostitutivi non siano ben preparati ma che, sempre da un punto di vista psicologico, variare l’alimentazione, servirsi portate che soddisfano tutti e 5 i sensi, consumare un pasto costituito da diversi elementi che possiamo gustare con tranquillità, possibilmente seduti a tavola, è tutt’altra cosa che ingurgitare uno snack col solo scopo di nutrirsi.
  4. Ampliando il concetto appena espresso, i pasti sostitutivi consentono di nutrirci da un punto di vista puramente fisiologico ma non appagano altrettanto efficacemente la nostra fame psicologica. Visivamente si presentano in forma ridotta (nel caso delle barrette) o liquida (aspetto che li fa assomigliare ben poco a un vero e proprio pasto); l’odore è spesso dolce e varia a seconda della composizione (cioccolato, ai frutti rossi, all’arancia, alla vaniglia, ecc.) ma risulta piuttosto omogeneo e monotono; spesso la consistenza è dura ma, al medesimo tempo, appiccicosa e per nulla croccante, ogni boccone deve essere masticato a lungo (aspetto, quest’ultimo, positivo). Infine, il sapore, sempre dolciastro, spesso non risponde al bisogno di cibo salato che preferiamo assumere durante i pasti principali.
  5. L’idea stessa di consumare un pasto sostitutivo, poco si sposa con il concetto di cambiamento dello stile di vita, auspicabile quando si vogliono raggiungere risultati stabili nel tempo. Se, dunque, pensate alla barrette come ad un “salva fame” da utilizzare nei soli casi di emergenza, ovvero quando proprio non avete alternative, potete concedervele. Meglio evitare, invece, che si instaurino cattive abitudini perché, in definitiva, imparare ad alimentarsi correttamente per mantenere un peso corporeo ragionevole, è anche questione di programmazione.

 

2 pensieri su “Sostituti del pasto: rispondo alla domanda di un’amica

  1. elisabettapend ha detto:

    me lo sono letto, e dalla mia totale incompetenza sia psicologica che nutrizionale però puramente umana ti dico che sono d’accordo su tutti i punti! è da tantissimo ormai che li vendono dappertutto anche al supermercato, ce ne saranno di migliori o peggiori ma insomma…anche solo l’idea di “uscire” una zuppa da una bustina di cartone… per poi leggere che ok conterranno tutti i nutrienti in modo bilanciato come un primo un secondo e un contorno ecc e in poche calorie..ma se gli ingredienti ammassati sono uguali alla minestrina knorr allora è più buona la minestrinaknorr se liofilizzata dev’essere e per emergenza…. altrimenti non so…mi sembra diseducativo… come un volersi del male non sentendosi neanche “capaci” di “costruirsi” un panino dignitoso che -volendo- e in due minuti metti insieme mangi e puoi farlo bilanciatissimo (ripeto, se uno deve stare attento a ste cose) credo con tutti i nutrienti proporzionati e psicologicamente appagante un paninazzo al volo felice insomma, economico, sano, che non svilisce perché si delega psicologicamente a un prodotto tipo-farmaceutico che non è automatico che sia “dimagrante” o miracoloso solo perché te lo intitolano pesoforma o c’è la signora col centimetro in mano in foto o che ci sia dentro il lato sensoriale o della ricarica mentale che da spegnere la testa chiudere gli occhi e addentare un morso di un cibo vero (qualunque sia!) e che – a mio umile parere- è un’ingrediente fondamentale di un pasto, indipendentemente dal tempo che uno ha da dedicargli, che quello sia dignitoso e consapevole! scusa se mi sarò ingarbugliata volevo solo dire che non mi stanno affatto simpatici sti prodotti, anche se non ne ho mai fatto uso e mai li comprerò credo, se è per questo io in ospedale mi sono rifiutata dopo l’emergenza dell’alimentazione forzata parenterale, di assumere i beveroni preconfezionati per anoressiche e anziani incapaci di mangiare, se volevo vivere, allora dovevo aprirla quella cavolo di bocca e -ok reimparare da zero- a masticare, quando mi sarebbe stato tanto proposto come più facile e meglio per me e per un periodo ci hanno provato, però come istinto io ho cominciato a andare a mangiare, provare, con le mie gambe, nella sala comune con gli altri che avevano il cibo messo -si fa per dire, in ospedale la circostanza hahahha- in qualcosa che assomigliava a un piatto. Grazie per i sempre interessanti articoli. Eli

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