Nutrire il sé senza cibo

Chi è affetto da obesità lo sa bene: il cibo è croce e delizia; rappresenta quel perfetto stratagemma per colmare uno stato di vuoto che non sembra possibile riempire altrimenti.

Un attimo prima di mangiare non si può fare a meno di pensare a quanto quello spuntino possa farci sentire meglio e quello subito dopo ci si crogiola nel senso di colpa che tuttavia non servirà a farci desistere dal prossimo peccato di gola.

E’ un infernale circolo vizioso.

Spesso andiamo a ricercare le motivazioni di questo comportamento nell’immediato passato, nelle contingenze che si verificano appena prima di lasciarsi andare alla tentazione. Badate bene, questo alle volte può davvero essere d’aiuto…ma altrettanto spesso, non lo è affatto.

Perché continuiamo imperterriti a ripetere gli stessi errori? Perché siamo esperti di calorie, di diete, di programmi di attività fisica super tonificanti eppure non perdiamo un etto?

Il problema non va ricercato nella propria ignoranza rispetto agli ultimi ritrovati del nutrizionismo…il punto è che si sente davvero il bisogno di quel cibo e finché continueremo a prenderci in giro dicendoci che “possiamo fermarci quando vogliamo”, continueremo ad aprire il frigo e la dispensa senza alcun freno.

Non mangiamo solo per nutrirci!

O, se volete vederla così: quando mangiamo non nutriamo solo lo stomaco. Nutriamo gli occhi, nutriamo la nostra voglia di sentirci energici, nutriamo il bisogno di sfogarci, nutriamo la voglia di condividere un momento con gli altri, nutriamo la solitudine, la gioia, la rabbia, la noia e un centinaio di altre cose…

Ma allora, direte voi, da dove deriva tutto questo appetito “fuori luogo”?

Avete mai fatto un progetto di vita dicendovi che lo realizzerete una volta andati in pensione (o una volta cresciuti i figli, o una volta ottenuto il posto fisso o una volta dimagriti, ecc, ecc.) ?

E nel frattempo, avete pensato a come vivrete finché quel/quei progetti non saranno realizzati?

Il mondo è pieno di persone che posticipano a un non ben definito “dopo” ciò che potrebbero tranquillamente fare “ora”. Non sto parlando di procrastinare impegni e faccende noiose ma mi riferisco a quella parte succosa della vita che aiuterebbe di gran lunga a farci stare meglio se gli dessimo almeno la stessa importanza che attribuiamo ai doveri.

Vi state ancora chiedendo come mai vi scappa sempre lo spuntino serale di troppo o perché non siete contenti finché non vi concedete l’ennesimo bis di pasta?

Vi consiglio di porvi delle domande molto più proficue nonché, credetemi, molto più collegate alle vostre smanie di cibo di quanto non pensiate:

A cosa state rinunciando in questo momento della vostra vita? 

Che cosa state rimandando a “dopo” anche se potreste lavorarci sopra “ora”?

Quali progetti avete schiacciato in fondo al cassetto che, se invece coltivaste, renderebbero più piene le vostre giornate?

Insomma vi sto chiedendo di guardare con sincerità dentro di voi e di lasciare spazio a quella voce che desidera, che anela, che vorrebbe essere presa in considerazione.

Nella frenesia del mondo moderno è facile perdere di vista tutto ciò che non è impegno e che, soprattutto una volta divenuti adulti, sembra solo un capriccio o un passeggero bisogno di svago.

Niente di più sbagliato.

Certe rinunce, che a primo impatto ci sembrano facili, arriviamo col tempo a pagarle con gli interessi. Questo, per le persone che hanno un rapporto conflittuale con il cibo, si traduce spesso in abbuffate compulsive o in piluccamenti continui.

E’ uno squilibrio fra impegni e piaceri che si ripercuote sull’appetito. 

Perché forse potremo anche dirci che “rinunciare non è un problema”, ma prima o poi il nostro bisogno di gratificazione si farà sentire e, in mancanza d’altro, si avventerà sul frigo.

Ecco che cosa intendevo con il titolo di oggi: nutrire il sé senza cibo.

Per farlo occorre dare una risposta sincera alle domande che ti ho suggerito. Ma non basta. Quelle risposte devono trovare uno spazio concreto nella tua giornata; che sia un momento in cui farle o semplicemente programmarle, non importa.

Se togli gusto alla tua vita limitandoti ad eseguire solo ciò che DEVI fare, ricordati che, su qualche altro fronte, arriveranno dei VOGLIO che potresti non controllare.

 

 

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