Il pregiudizio sul peso nell’assistenza sanitaria: come influisce e come si può ridurre

Uno studio pubblicato dal Journal for Nurse Practitioners (2016) ha evidenziato come gli individui con sovrappeso e obesità siano spesso riluttanti a cercare assistenza medica, non solo per la riduzione del peso ma anche per qualsiasi problema di salute, a causa della discriminazione percepita da parte degli operatori sanitari.

Questo dato appare quanto mai preoccupante se si considera che gli operatori sono da considerarsi le fonti di riferimento per le informazioni incentrate sull’obesità e sui trattamenti nuovi ed emergenti e che hanno la responsabilità di comunicare ai pazienti e al pubblico che l’obesità è una malattia che deve essere affrontata in modo rispettoso e compassionevole.

Purtroppo il pregiudizio dei professionisti non si limita a influenzare la ricerca di assistenza sanitaria da parte dei pazienti ma incide negativamente anche sui comportamenti alimentari correlati all’obesità. Uno studio di ricerca condotto su donne, per esempio, ha rilevato che gli individui che interiorizzano lo stigma negativo sul peso  riportano più episodi di alimentazione incontrollata e hanno meno probabilità di seguire una dieta. Questo risultato contraddice l’idea che lo stigma sul peso ed i pregiudizi ad esso associati, incoraggino gli individui a dimagrire.

Gli operatori sanitari devono essere consapevoli del fatto che la maggior parte delle persone che lottano con sovrappeso e obesità hanno spesso tentato molte misure per perdere peso, che l’obesità è causata da molti fattori fra i quali la genetica e i fattori ambientali e che, infine, i cambiamenti dello stile di vita possono essere particolarmente difficili in certi ambienti.

La percezione da parte dei pazienti del pregiudizio dell’operatore sanitario può essere tale per cui i primi possono annullare o ritardare gli appuntamenti, nonché evitare l’assistenza sanitaria preventiva. Il fenomeno è ben evidenziato in uno studio condotto su 498 donne in sovrappeso e obese che hanno riferito le difficoltà da loro percepite agli esami di routine del cancro ginecologico. Nello specifico alle donne è stato chiesto: “Il tuo peso ha rappresentato un ostacolo nell’ottenere un’adeguata assistenza sanitaria?” In risposta a questa domanda, il 52% ha risposto affermativamente. Inoltre: la percentuale di donne che hanno riferito di ritardare la ricerca di assistenza sanitaria è aumentata con l’aumento del BMI. Interrogate sul perché della loro decisione queste hanno risposto: gli operatori hanno espresso atteggiamenti negativi, trattamento scortese, procedure di pesatura che hanno causato imbarazzo, consigli sulla perdita di peso non richiesti e presenza di tavoli / camici / attrezzature troppo piccole per essere funzionali.

Si entra di fatto in un circolo vizioso in cui il pregiudizio e i problemi di comunicazione disincentivano le misure preventive per la salute, esponendo a maggiori rischi i pazienti affetti da obesità e sovrappeso. L’obesità crea infatti conseguenze per la salute, con conseguente aumento della necessità di visite mediche che, tuttavia, vengono eluse a causa dei vissuti negativi generati in sede di assistenza sanitaria.

Come si può ridurre lo stigma sul peso?

L’organizzazione scientifica “The Obesity Society“, impegnata nella promozione della conoscenza scientifica delle cause, delle conseguenze, della prevenzione e del trattamento dell’obesità, ha proposto alcune strategie specifiche che gli operatori sanitari possono seguire per far fronte al problema. Esse sono:

  • La considerazione delle esperienze negative che i pazienti possono aver avuto con altri professionisti della salute riguardo al loro peso e avvicinarsi dunque ad essi con sensibilità;
  • Il riconoscimento della complessa eziologia dell’obesità e l’utilizzo di una corretta comunicazione a colleghi e pazienti per evitare che gli stereotipi siano attribuibili all’obesità personale.
  • L’esplorazione di tutte le cause legate ai problemi evidenziati dal paziente, non solo il peso;
  • Il riconoscimento del fatto che molti pazienti hanno provato a perdere peso ripetutamente;
  • L’enfatizzazione dei cambiamenti comportamentali piuttosto che del numero sulla bilancia;
  • La proposta di consigli concreti (ad esempio avviare un programma di esercizi) piuttosto che la semplice constatazione che il paziente “ha bisogno di perdere peso”;
  • Il riconoscimento della difficoltà di attuare cambiamenti nello stile di vita;
  • Il riconoscimento del fatto che anche piccole perdite di peso possono comportare significativi guadagni di salute;
  • La creazione di un ambiente di supporto che preveda ampie poltrone senza braccioli in sala d’aspetto, attrezzature mediche di dimensioni adeguate e materiale di lettura adeguato per il paziente.

Parlando di pregiudizio e stigma nei confronti del peso non bisogna però trascurare che ognuno di noi dovrebbe dare il proprio contributo nell’evitare la propagazione di questa piaga. Ecco perché l’Obesity Society ha proposto alcuni interrogativi per i comuni cittadini, utili per identificare la presenza di pregiudizio in loro. Vediamoli insieme:

  • Quando conosco una persona sovrappeso, mi capita di fare delle ipotesi sul suo carattere, sull’intelligenza, sul suo lavoro, sul suo stato di salute o sul suo stile di vita, basandomi sul suo peso?
  • Sono a mio agio a lavorare con persone di tutte le forme e dimensioni?
  • Do un feedback appropriato per incoraggiare un cambiamento di comportamento sano?
  • Sono sensibile ai bisogni e alle preoccupazioni degli individui affetti da obesità?
  • Tratto l’individuo o solo la sua condizione?

Conseguenze del pregiudizio sul peso

Per concludere il discorso su questo tema così delicato e importante penso sia utile portare un po’ di consapevolezza su quelle che sono le conseguenze del pregiudizio sul peso.

Nel loro insieme, le conseguenze dell’essere trattati in modo inappropriato dai professionisti della sanità a causa del proprio peso, possono avere un impatto grave e negativo sulla qualità della vita. Gli individui affetti da obesità soffrono terribilmente di questo, sia per la discriminazione diretta, sia per le forme più sottili di imparzialità che si incontrano frequentemente. Vediamo quindi le conseguenze psicologiche, sociali e sulla salute dei pregiudizi.

I risultati psicologici possono includere:

Depressione

Ansia

Bassa autostima

Immagine corporea negativa

Gli effetti sociali possono includere:

Rifiuto sociale da parte dei pari

Scarsa qualità delle relazioni interpersonali

Potenziale impatto negativo sui risultati accademici

I risultati di salute fisica possono includere:

Pratiche malsane di controllo del peso

Binge-eating (disturbo da alimentazione incontrollata)

Evitare l’attività fisica

 

 

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