Esporsi allo specchio per ridurre la preoccupazione del peso e della forma del corpo

Che cosa alimenta una paura?

Che cosa la nutre rendendola prima più grande, poi gigantesca e, infine, enorme e inaffrontabile?

La risposta è molto più semplice di quanto si possa pensare e, allo stesso tempo, potrebbe destare in voi un po’ di delusione…si tratta di quel processo che noi psicologi definiamo col termine “evitamento”.

In altre parole il fatto stesso di evitare di affrontare e confrontarci con qualcosa/qualcuno che temiamo, fa diventare l’oggetto della nostra paura molto più spaventoso di quanto non sia.

Magari, in un recente o lontano passato, abbiamo fatto un’esperienza poco piacevole ed ora, a distanza di tempo, continuiamo a evitare di ripetere quell’esperienza perché abbiamo imparato che questa ci fa stare male, in qualche modo. Probabilmente ci abbiamo anche riflettuto sopra ma questo, anziché aiutarci e darci coraggio, ci ha fatto percepire ancora di più le insidie.

Anche la paura di confrontarsi con la propria immagine allo specchio funziona allo stesso modo.

Il cattivo rapporto con il proprio corpo, specialmente per come lo si percepisce, influenza il modo in cui ci guardiamo ed anche quanto spesso lo facciamo. Nel caso dell’obesità, per esempio, coloro che sanno di avere qualche chilo di troppo, spesso si guadano frettolosamente allo specchio o non lo fanno affatto. Capita che esse/essi si osservino di sfuggita nel riflesso di una vetrina, con la coda dell’occhio, in una maniera volutamente superficiale.

Ebbene, quando si affronta un programma di psico-educazione alimentare con l’obiettivo di perdere peso, è importante non trascurare il rapporto che la persona ha con la propria immagine riflessa.

Sebbene molti siano ancora convinti che disprezzarsi possa rappresentare una fonte di motivazione, le ricerche ormai da tempo sostengono che si tratta di un luogo comune da sfatare.

Per questo motivo, per affrontare a 360° il problema dell’obesità e del sovrappeso, occorre re-imparare a guardarsi, a scrutare non solo il proprio corpo ma il nostro stesso modo di guardarci poiché è lì, nel filtro che utilizziamo quando posiamo lo sguardo sulla nostra sagoma, che risiede il “problema”.

E’ con questa premessa che oggi vorrei parlavi di un modo particolare di guardarsi allo specchio: l’esposizione in modalità mindfulness.

Questa tecnica, elaborata da Wilson nel 1999, prevede che il paziente, aiutato dal terapeuta, stia in piedi di fronte a uno specchio a figura intera e che descriva in modo sistematico il suo corpo senza essere “giudicante”.

La procedura prevede 4 fasi (Dalle Grave,2014):

  • Preparazione all’esposizione;
  • Istruzioni durante l’esposizione;
  • Resoconto post-esposizione;
  • Assegnamento dei compiti a casa.

Naturalmente, il modo in cui l’esposizione allo specchio viene effettuata in sede di terapia, è diverso da quello che il paziente utilizzerebbe se si guardasse liberamente a casa sua o altrove.

Il paziente è invitato a descrivere ciò che vede a partire dalla testa e fino ad arrivare alle dita dei piedi. L’idea è quella di raccontare ciò che si vede come se lo si spiegasse a un alieno che non ha mai visto la razza umana. Ciò aiuta la persona ad adottare una visione meno negativa e privata ovvero descrittiva e non giudicante.

La valutazione in itinere del livello di disagio, consente a entrambi di decidere se proseguire nello svolgimento dell’esercizio o se fermarsi per procedere in un’altra occasione. L’intero processo si svolge nell’arco di 7 incontri e prevede che il paziente utilizzi via-via un abbigliamento sempre meno “coprente” al fine di non camuffare le proprie forme corporee.

Questo lavoro, affiancato ad un percorso svolto in parallelo sugli ostacoli che impediscono alla persona di mettere in atto le azioni che dovrebbe compiere per poter perdere peso, è spesso la chiave giusta per eliminare ogni resistenza.

Ricordate sempre che il cambiamento, nel più strano dei paradossi, può avvenire solo a partire da una sana e sincera accettazione di se stessi.

 

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