Vuoi farcela davvero? abbandona il perfezionismo!

 

Prima di addentrarci nella comprensione dei meccanismi che rendono attivo il perfezionismo nelle nostre vite, vorrei cercare di offrirvi una definizione di perfezionismo. E’ infatti importante distinguere il perfezionismo da un sano desiderio di migliorarsi poiché mentre il primo si ripercuote anche molto negativamente sul nostro benessere, il secondo è qualcosa che andrebbe coltivato e che ci può dare grandi soddisfazioni.

Secondo una definizione dello psichiatra David Burns i perfezionisti sono “coloro i cui standard di comportamento risultano irragionevoli e ben al di sopra delle loro possibilità”. Lo specialista sottolinea inoltre che il perfezionista “valuta i propri meriti esclusivamente in termini di produttività e di risultati raggiunti arrivando persino a compromettere la propria funzionalità”. 

Ancora più dettagliata è la definizione dello psicologo Randy Frost e collaboratori, i quali evidenziano alcuni aspetti caratteristici del perfezionismo patologico: esagerata preoccupazione di commettere errori, standard personali irragionevoli, insicurezza, bisogno di organizzazione, aspettative e critiche eccessive da parte dei genitori.

Capiamo dunque come il perfezionismo, diversamente dalla volontà di migliorarsi, sia rigido, estremo e cieco rispetto non solo alle energie richieste per portarlo avanti ma anche rispetto alla qualità della prestazione stessa che viene inevitabilmente compromessa.

Anche se il perfezionismo, come si potrà immaginare, può riguardare diverse aree di vita (lavorativa, scolastica, sportiva, cura della propria immagine, cura della casa, ecc.), in questa circostanza ci occuperemo di esaminare i meccanismi di mantenimento del perfezionismo che possono essere evidenziati in coloro che hanno problemi col proprio peso, con l’alimentazione e con il proprio aspetto fisico più in generale.

MECCANISMI DEL MANTENIMENTO DEL PERFEZIONISMO

  • Eccessiva valutazione dell’inseguimento e del raggiungimento di standard personali. Sono davvero numerose le persone che mettono di fronte a tutto il raggiungimento di specifici obiettivi di peso. Per questi soggetti l’arrivare a ottenere un determinato numero sulla bilancia (peraltro deciso frequentemente in maniera del tutto arbitraria) è sinonimo di felicità, soddisfazione, raggiungimento del benessere. Ne consegue che, al contrario, ogni giorno vissuto con un peso differente da quello auto-imposto, è un giorno sprecato, triste, da dimenticare. Naturalmente gli obiettivi di peso non sono gli unici a riguardare chi applica il perfezionismo al comportamento alimentare. C’è chi conta maniacalmente le calorie, chi si strugge per aver mangiato una caramella in più non prevista nel proprio programma alimentare, chi pretende di calare esattamente un “tot” di etti la settimana e via dicendo. Il punto è che gli standard da raggiungere sono alti, molto alti, ma non solo: la maggior parte delle volte, appena raggiunto un obiettivo, se ne trova subito un altro, ancora più difficoltoso da realizzare, in circolo vizioso fatto di insoddisfazione e frustrazione perenni.
  • Perseguimento rigoroso di standard personalmente esigenti. Gli standard scelti sono eccessivamente elevati e causano effetti negativi sulla prestazione dato che l’impegno richiesto è estremo. Accade così che non sono tanto l’impegno o la determinazione a scarseggiare ma è l’obiettivo stesso ad essere irraggiungibile così che la persona non solo non raggiunge ciò che desidera ma trae la conclusione di essere un incapace.
  • Pensieri e preoccupazioni sulla prestazione e sul raggiungimento degli standard. Vi è mai capitato di essere estremamente agitati prima di salire sulla bilancia? Dato che la valutazione di sé dipende dal raggiungimento di determinati risultati, sono presenti preoccupazioni e pensieri sulla prestazione (per esempio l’aver perso un certo numero di etti entro la fine della settimana). Tutto ciò, inevitabilmente, si associa allo sviluppo di ansia e a sensazioni fisiche negative (sudare, tremare, ecc.) e al danneggiamento dell’autostima.
  • Marginalizzazione di altre aree importanti della vita. L’impegno richiesto per raggiungere determinati standard fa si che vengano tralasciate molte attività considerate “meno importanti”: uscire con gli amici, andare al cinema, coltivare un hobby, ecc. Per esempio, in coloro che si prefiggono di seguire estenuanti allenamenti fisici per migliorare l’aspetto del proprio corpo, il tempo dedicato allo sport fa si che ne rimanga ben poco per fare altro.
  • Check (=controllo) della prestazione. Controlli eccessivi, in frequenza o intensità, della propria prestazione (es. pesarsi molte volte al giorno, misurare la propria circonferenza vita, guardarsi allo specchio alla ricerca di difetti, pesare ogni alimento, chiedere rassicurazioni sul proprio aspetto, non accettare che altri cucinino per noi il nostro pasto, ecc.) accentuano il perfezionismo. I check mantengono il perfezionismo per 2 motivi: sono svolti in modo da evidenziare ciò che non va e quindi incoraggiano ulteriore impegno; rallentano l’esecuzione del compito.
  • Evitamento della prestazione. Si evita la prestazione per timore di fallire o di non essere abbastanza preparati. Rientra in questo punto il comportamento di coloro che non si pesano MAI o che rimandano continuamente l’impegnarsi a seguire una sana alimentazione.
  • Rinforzi positivi. In ultimo è bene ricordare che anche il contesto sociale nel quale si è immersi può fare la differenza. Quando chi ci circonda valuta positivamente il raggiungimento di standard elevati e riconosce le nostre capacità solamente se otteniamo risultati sempre maggiori, inevitabilmente saremo più propensi a dare il massimo e a spingerci sempre oltre.

Inevitabilmente, per poter raggiungere obiettivi concreti, non si potrà prescindere dalla presa in rassegna dei punti menzionati al fine di constatare la presenza di eventuali difficoltà e “correggere il tiro” affinché i desideri non si trasformino in supplizi.

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