Obesità nei bambini: il calo di peso non è l’obiettivo!

Globesity: il livello di diffusione dell’obesità in tutto il mondo è tale da aver reso necessaria la creazione di questa nuova terminologia per poter descrivere al meglio la situazione pandemica alla quale si è arrivati oggi.

L’obesità ha molti costi: sanitari, sociali ma soprattutto personali; lo stigma sociale investe i pazienti obesi in un modo così impattante da compromettere un sano sviluppo dell’autostima, delle relazioni interpersonali e della carriera lavorativa, direttamente collegata alla capacità di reddito.

D’altra parte, una così ampia presenza del problema, ha dato la spinta alla ricerca scientifica ai fini di una migliore comprensione della patologia ed è in questo modo che abbiamo scoperto quanto sia importante agire, fin dalla tenera età, per prevenire questa terribile piaga.

Anche se l’inquadramento delle cause del sovrappeso non può prescindere dalla presa in considerazione di diversi fattori (genetici, alimentari, ambientali e sociofamiliari) è bene tenere presente alcuni dati importanti:

  • la probabilità che un bambino, con un genitore obeso, possa diventarlo a sua volta si situa attorno al 40%;
  • se entrambi i genitori sono obesi, la probabilità sale all’80%
  • un bambino di 6 anni obeso ha il 50% di probabilità di diventare un adulto obeso; tale probabilità sale all’80% se almeno un genitore è obeso.

Cosa significa tutto ciò?

  • Significa che, indubbiamente, i genitori (o coloro ai quali è affidata la funzione educativa) hanno un enorme impatto nel condizionare lo sviluppo di obesità del bambino.
  • Significa che, evidentemente, vi sono dei fattori genetici che predispongono a sviluppare una condizione di obesità.
  • Significa che qualsiasi intervento finalizzato al trattamento dell’obesità in giovane età deve, NECESSARIAMENTE, prevedere un attivo coinvolgimento dei genitori e/o delle figure che si occupano del bambino per molta o parte della giornata (soprattutto se in occasione dei pasti).

Ma come si struttura, più nel dettaglio, un percorso di cura dell’obesità infantile?

A dispetto di quanti molti di voi potrebbero essere portati a credere, l’obiettivo non è il calo di peso! 

In qualità di genitori nati e cresciuti col “mito della dieta”, potremmo essere tentati di sottoporre il nostro bambino a una, più o meno rigida, restrizione alimentare. Ebbene, quando si tratta di aiutare bambini sovrappeso a perdere dei chili di troppo, poco importa consultare il migliore pediatra o la migliore nutrizionista: un reale cambiamento è impensabile senza una revisione completa e meticolosa delle routine familiari. Questo si traduce, non nella semplice e severa revisione dei pasti, bensì in una valutazione a 360° dello stile di vita della famiglia e dei suoi componenti.

Si tratta, in altre parole, di mettere nero su bianco le abitudini familiari al fine di scorgere quelle che mantengono uno stile di vita poco consono alla salute del bambino e al mantenimento di un peso ragionevole.

Nessuna ossessione per quello che dice la bilancia, quindi, nessuna pesata degli alimenti o eliminazione di categorie di cibi; semplicemente, se così si può dire, un “normale”, accettabile e non condizionato cambiamento dello stile di vita. Dedicando periodi tempo equilibrati al lavoro, al riposo, al movimento e allo svago, il peso rientrerà da solo nella norma.

Vuol dire che dobbiamo smettere di preoccuparci dei chili di troppo e aspettare che la soluzione arrivi per conto suo? 

Assolutamente no!

Non avere come obiettivo principale il calo di peso, non significa non occuparsene!

L’aspetto fondamentale è comprendere come il peso sia una conseguenza del nostro modo di vivere quotidiano ma non un “fattore guida” che deve essere ricercato ad ogni costo e con ogni mezzo.

Concentrare l’attenzione sulla riduzione dell’alimentazione è una soluzione parziale e potenzialmente rischiosa, soprattutto quando si tratta di bambini. I dati presenti in letteratura, infatti, ci informano senza alcun dubbio che la dieta, specie in età giovanile, rappresenta un fattore predisponente a una obesità in età adulta. Addirittura, per quanto riguarda le ragazzine, coloro che si sottopongono a digiuni e a forti restrizioni caloriche, corrono un rischio 18 volte maggiore rispetto alle coetanee di sviluppare un’anoressia o una bulimia.

Come affrontare, in definitiva, il problema del peso nell’infanzia e nell’adolescenza?

La risposta a questa domanda meriterebbe più di un approfondimento ma, per offrivi comunque degli utili spunti, elencherò di seguito alcuni elementi imprescindibili per guidarvi nel fronteggiamento del problema:

  • Curare l’obesità nel bambino e nell’adolescente equivale a coinvolgere attivamente l’intero sistema familiare. Il bambino non può cambiare, se non è l’intero nucleo a modificarsi insieme a lui.
  • Fino ai 10 anni (età approssimativa) il percorso di cura deve coinvolgere soprattutto i genitori e, in misura minore, il bambino in prima persona. Fino a questa età sono infatti le figure genitoriali a prendere le decisioni per il bambino, mentre lo stesso ha poca possibilità di selezionare dei corretti piani d’azione in modo autonomo e di comprendere alcuni essenziali concetti che devono essere padroneggiati per proseguire nel modo più opportuno.
  •  Il percorso di cura, che come abbiamo detto non ha come scopo principale il calo del peso, non è una passeggiata. Rivedere in toto lo stile di vita familiare finora adottato, alla ricerca di ciò che deve essere modificato, non è cosa semplice ed è pertanto auspicabile e consigliabile per la famiglia, farsi seguire da un professionista che possa rappresentare quel punto di vista esterno che ai diversi componenti faccia notare problematiche che a un primo sguardo non sono identificabili dai membri stessi.
  • Il “fai-da-te”, basato sul proprio intuito o sul consiglio di persone non qualificate, può produrre più danno che guadagno. Ricordate sempre che l’obesità è una patologia complessa e che, per ogni famiglia, ci può essere più di una soluzione ma che non tutte le soluzioni vanno bene per ciascuna famiglia. Le prese in giro, le restrizioni alimentari, i vissuti di ciascun componente, le tentate soluzioni, i modelli  estetici di riferimento…ogni cosa ha un suo impatto. Per questo motivo, prendere decisioni per influenzare il controllo alimentare del proprio figlio, senza priva aver chiesto consiglio a uno specialista, può andarsi a sommare a tutti gli altri fattori che già rendono difficile la soluzione del problema.
  • La terapia deve essere individualizzata. Sulla scia di quanto detto poco prima, nonostante sia spesso opportuno fare ricorso ad alcuni utili strumenti nella maggior parte dei casi (per esempio il diario alimentare), il percorso deve essere adattato al paziente. Ognuno di noi ha infatti una sua storia personale della quale si deve tenere debitamente conto nel momento in cui si desidera cambiare.

Le azioni umane non vanno derise, compiante o detestate: vanno comprese”. B. Spinoza

 

 

 

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