Food addiction: similitudini e differenze fra l’abuso di sostanze e l’abuso di cibo

Il concetto di Food Addiction, che letteralmente significa “dipendenza da cibo”, fu introdotto per la prima volta nel 1956 da Theron Randolph per descrivere la similitudine riscontrata nel consumo di alcuni cibi (all’epoca si faceva riferimento al mais, al frumento, alle patate, al caffé, al latte ed alle uova) con quella osservata nel disturbo da uso di sostanze. Oggi, questo stesso concetto, è stato proposto in qualità di modello (modello della food addiction) per spiegare gli episodi di alimentazione in eccesso come risultato di un processo fisiologico sotteso agli stessi che, secondo i sostenitori del modello, sarebbe equivalente a quello responsabile dell’alcolismo. In pratica le persone con food addiction sarebbero biologicamente vulnerabili a determinati alimenti (tipicamente zuccheri e grassi) e, divenendo dipendenti da questi, sarebbero incapaci di controllarne l’assunzione.

Sebbene il costrutto abbia trovato supporto in alcuni studi effettuati mediante l’utilizzo di neuroimaging, i modelli che emergono dagli studi di confronto tra individui con obesità (ed episodi di abbuffata) e soggetti di controllo mostrano ampia variabilità e inconsistenza. Il “problema” più consistente in cui si rischia di incappare quando si ricorre al concetto di fodd addiction, tuttavia, riguarda la sottovalutazione di alcune differenze essenziali che intercorrono fra il disturbo da sostanze e l’alimentazione in eccesso. Vediamo quindi di seguito le principali differenze e somiglianze esistenti fra i due concetti così come sottolineato in un recente articolo di Dalle Grave (AP&B, 2018):

Similitudini

  • Presenza di craving, ovvero il desiderio intenso o la spinta ad adottare il comportamento;
  • Sensazione di perdita di controllo nei confronti del comportamento;
  • Preoccupazione nei confronti del comportamento;
  • Uso del comportamento per mitigare la tensione e le emozioni negative;
  • Negazione della gravità del problema;
  • Tentativo di mantenere il problema segreto;
  • Persistenza del comportamento nonostante i suoi effetti dannosi;
  • Frequenti e ripetuti insuccessi nel tentativo di sospendere il comportamento.

Differenze

  • Gli episodi di abbuffata non implicano il consumo di particolari classi di alimenti;
    Se l’episodio di abbuffata fosse una forma di dipendenza dovrebbe essere caratterizzato dal desiderio e dal consumo di specifici alimenti.
  • Gli individui con disturbi dell’alimentazione cercano costantemente di evitare l’episodio di abbuffata. Avviene invece il contrario nel trattamento del disturbo da uso di sostanze, in cui una delle maggiori difficoltà è motivare gli individui a evitare l’uso della sostanza.
  • Gli individui che si abbuffano spesso adottano una dieta ferrea per perdere peso,
    la quale aumenta però la vulnerabilità agli episodi di abbuffata. Al contrario, gli individui con disturbo da uso di sostanze e di alcool non sono vulnerabili all’abuso della sostanza quando cercano di non assumerla.
  • Il disturbo da binge-eating è causato dall’interazione di numerosi fattori di rischio
    sociali e psicologici, non esclusivamente relati alla nutrizione. Questo indicherebbe che gli episodi di abbuffata sarebbero più una modalità usata per modulare le emozioni negative e lo stress piuttosto che la conseguenza della dipendenza nei confronti del cibo.

(Dalle Grave, 2018)

In definitiva, quindi, anche se esistono alcune similitudini fra i comportamenti legati all’assunzione di cibo e quelli connessi all’abuso di sostanze, non significa che i meccanismi sottostanti ai due comportamenti siano i medesimi. Quanto detto appare ancora più importante se si considerano le implicazioni terapeutiche. Mentre nel trattamento del disturbo da uso di sostanze, il tasso di ricaduta si riduce dopo che è stata
ottenuta l’astinenza iniziale (al punto che la quantità di tempo di astinenza accumulato può essere la variabile chiave che modella la curva di recidiva), il contrario avviene nel trattamento comportamentale dell’obesità: infatti il tasso di perdita di peso iniziale è rapido, poi lentamente diminuisce e raggiunge il picco circa sei mesi dopo l’inizio del trattamento. Da questo punto in poi il peso è gradualmente recuperato.

In definitiva, l’attenta analisi condotta da Dalle Grave (AP&B, 2018) in merito ai risultati mostrati dalla recente ricerca sul tema della food addiction non confermano l’utilità di adottare un simile modello nel progettare adeguati interventi di prevenzione e cura dell’obesità e del comportamento alimentare in eccesso.

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