Comprendere le emozioni si può, anche da piccoli

Per qualche settimana, alla scuola dell’infanzia M.Magnani di Fidenza, mio figlio Clemente ha voluto portare con sé un libro nuovo: “I Colori delle emozioni” di Anna Llenas (ed. Gribaudo).

Qui a casa, provando a leggere il libro appena acquistato per due, tre volte, Clemente non appariva particolarmente interessato.

Certo, i colori dei mostri erano senza dubbio affascinanti, ma l’entusiasmo iniziale sembrava assopirsi rapidamente sotto l’interesse di passatempi più movimentati e interattivi.

Tutto cambiò il giorno in cui Clemente decise di mostrare il suo nuovo libro colorato alle maestre e agli adorati compagni di scuola. Quello stesso giorno, per mia e sua dimenticanza, ci scordammo di riportare il libro a casa una volta usciti e, dato che si trattava proprio di un venerdì pomeriggio, non fu possibile rivedere quelle pagine prima del lunedì successivo.

Per Clemente, e di conseguenza anche per me, fu un grande dispiacere.

Mi stupii molto della sua reazione perché, al di là della notoria possessività che quasi tutti i bambini mostrano per le proprie cose, mi pareva strano che Clemente si fosse particolarmente attaccato a quel libro.

Eppure era così.

L’amore era sbocciato!

Non solo per Clemente, diciamolo…anche le maestre mi chiesero di riportare più volte I Colori delle Emozioni a scuola.

Non sapevo che cosa avessero in mente di preciso ma avevo l’impressione che, come si suol dire: “qualcosa stesse bollendo in pentola”.

Ebbene, qualche settimana dopo, Clemente tornò dall’asilo con una grossa, sgargiante busta rossa. La bustona, evidentemente colorata a mano con tanto amore, riportava il suo nome sopra e un grosso cuore sul davanti.

Prima di aprirla, nonostante la grande curiosità, attesi l’arrivo di un momento tranquillo affinché potessi dedicargli la giusta attenzione.

Con mia grande sorpresa, sollevato il lembo di carta, estrassi una “catena” di piccoli mostri colorati: erano proprio i mostriciattoli del libro di Anna Llenas !

I bimbi, aiutati dalle maestre, avevano ritagliato e colorato i 7 buffi protagonisti del racconto, ognuno corrispondente a una differente emozione: allegria, rabbia, calma, tristezza, paura, confusione, amore.

Pensavo che questa creazione fosse meravigliosa e meritasse un posto d’onore nella cameretta di Clemente quando, tutt’a un tratto, venne la parte più bella di questa storia: dietro ogni mostro le maestre avevano riportato fedelmente quegli episodi che, per i bimbi, scatenavano ognuna delle emozioni !

Beh, vi dico la verità: pensavo di essere una mamma molto attenta nel cogliere le manifestazioni emotive del mio bambino ma mi sono dovuta ricredere.

Grazie a questo lavoro, portato avanti in modo così spontaneo e genuino da parte delle insegnanti e dei bambini, ho potuto scoprire una parte del mio piccolo che non conoscevo e che, maldestramente, pensavo di conoscere.

Ma vi dirò di più: da quando quella mega busta dipinta è entrata nella nostra casa e la catenella di mostri è stata appesa in cameretta, Clemente ha imparato, mostrando una buonissima capacità di introspezione, a dare un nome a tutti i suoi stati d’animo.

“Mamma, sono arrabbiato!”, ha detto l’altro giorno quando gli ho vietato di saltare sul nostro lettone.  “Mamma sono triste”, ha commentato quando l’ho informato che papà sarebbe rientrato tardi dal lavoro.

Qualcuno crede ancora che le emozioni siano davvero difficili da spiegare ai bambini, specialmente a dei bambini così piccoli come Clemente che ha appena iniziato a frequentare la scuola materna.

Per certi versi, lo riconosco, dare un nome a quello che si sente dentro è complesso anche per noi adulti.

Sono convinta però, che se ognuno di noi avesse ricevuto un insegnamento così naturale e aperto su questo tema, oggi non sarebbe tanto difficile dirsi: “mi fai stare male”, “ho paura”, “mi rendi felice”, “sono confuso”, “mi sento in pace con me stesso”, “sono arrabbiato”, “ti amo”.

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