Essere perfetti e fallire: un’integrazione possibile grazie all’astinenza dialettica

Immaginate di essere un atleta sportivo che deve prepararsi per le Olimpiadi. Probabilmente voi ed il vostro allenatore non fareste altro che parlare di medaglia d’oro, di primo posto, di vittoria assoluta…di sicuro, voglio dire, se foste degli atleti e vi doveste preparare per una gara importante come le Olimpiadi, non sarebbe certo producente puntare alla medaglia di bronzo, non credete? Se così fosse, la grinta, la performance e la motivazione all’allenamento non sarebbero ai massimi livelli. Non sarebbe utile nemmeno riflettere sulla possibilità di incorrere in un infortunio o di fallire una gara; cosa succederebbe? sarebbe terribile!

D’altra parte, se foste degli atleti così capaci, sapreste anche che la possibilità di un fallimento in effetti è piuttosto alta. Tutti gareggiano per l’oro ma arrivare a vincerlo è un’impresa ardua e gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo.

Insomma, se foste degli atleti, sarebbe chiaro per voi che il successo e il fallimento coesistono! Per prepararvi a una gara, allora, puntereste di certo a vincere l’oro ma sareste anche pronti a ricominciare tutto dopo una brutta caduta o un fallimento. Tutto ciò farebbe semplicemente parte del vostro lavoro. Sareste dotati, in tal senso, di quella che si definisce “astinenza dialettica”: una capacità di sintesi degli opposti il cui risultato equivale a qualcosa di più della somma degli elementi contrapposti; un po’ come nel simbolo dello yin e dello yan in cui la somma di bianco e nero non è il grigio bensì qualcosa che trascende entrambi i colori.

Perché vi parlo di astinenza dialettica se il nostro tema principale è il comportamento alimentare? Ve ne parlo perché quando le persone iniziano a credere od a considerare giusta una sola posizione, un solo modo di fare le cose (per es. stare a dieta), tendono a mettersi nei guai con le proprie mani. Mi spiego meglio: se voi aveste un problema di peso e foste giunti alla conclusione ragionata e motivata che l’unica cosa da fare fosse mettervi a dieta, sarebbe ingiustificabile che, una volta a regime, vi metteste a mangiare dolci o altri cibi non previsti dal vostro programma alimentare; ciò equivarrebbe ad aver deliberatamente fallito i vostri propositi, considerazione che vi condurrebbe ad un logico passaggio successivo: abbandonare del tutto la dieta perché siete incapaci di seguirla.

Se, tuttavia, aveste appreso una visione dialettica degli opposti, una visione che riconosce l’esistenza nel mondo di forze opposte in ogni cosa che facciamo, in un caso come quello appena riportato avreste potuto semplicemente dire a voi stessi: “ok, ho avuto una scivolata; d’ora in poi riprenderò ad impegnarmi al 100% per il mio obiettivo”. Ebbene sì, è possibile fare queste due cose apparentemente contraddittorie: impegnarsi a mantenere un comportamento alimentare sempre perfetto e accettare una scivolata (qualora dovesse accadere) rimettendosi di nuovo in carreggiata quando succede.

Forse, per alcuni di voi, la visione dialettica rappresenta un modo abituale di concepire la realtà e le forze opposte che vi circondano. Per molti altri, però, non è così. Per moltissime persone, quella fetta di torta in più, quell’abbuffata fuori controllo, quel bis, rappresentano la prova tangibile e inequivocabile che non vale più la pena stare a dieta, che non riusciranno mai a dimagrire e che rimarranno per sempre intrappolate in un peso corporeo eccessivo.

A questa seconda categoria di persone mi sento di dare un consiglio: pensate a voi stessi come ad una pila. La pila, come ben sapete, presenta un polo negativo ed uno positivo che sono situati alle due estremità della stessa. I due poli coesistono e la pila rappresenta la perfetta integrazione di queste forze opposte. Il + ed il – possono rimanere fianco a fianco anche se rappresentano l’uno l’opposto dell’altro. Allo stesso modo, nel vostro progetto di perdita del peso, la perfezione e il fallimento possono essere integrati. Voi potete essere perfetti al 100% facendo tutto ciò che è in vostro potere per dimagrire (mangiare in modo sano ed equilibrato, fare attività fisica, astenervi dalle abbuffate, ecc.) e allo stesso tempo potete accettare una scivolata (anche se questa non era evidentemente prevista nel vostro piano perfetto al 100%) ritornando ad impegnarvi esattamente come facevate prima. Il successo e il fallimento coesistono.

Questo concetto vale allo stesso modo per la vostra immagine corporea. Sebbene molti di voi potrebbero pensare che criticarsi, affibbiarsi appellativi poco carini e disprezzarsi davanti allo specchio possano essere strategie utili a stimolare un cambiamento, non funziona proprio così. Il vero cambiamento, parte dall’accettazione! Se come individui continuate a rifiutare alcune parti di voi stessi (esteriori quanto interiori), avrete difficoltà a cambiare. Ci vuole equilibrio: se un cambiamento è quello che serve per realizzare una vita più accettabile, questo può avvenire solo a patto che si accolga quella parte di sé (e della propria realtà) che non si può cambiare. Ciò significa anche essere disposti a cogliere le opportunità nelle situazioni difficili perché, come abbiamo detto, il + ed il – coesistono e sta a noi saperli integrare in una condizione di equilibrio che è più della somma delle singole parti.

Il paradosso curioso è che solo quando ti accetti per quello che sei, allora riesci a cambiare”. Carl R. Rogers

 

2 pensieri su “Essere perfetti e fallire: un’integrazione possibile grazie all’astinenza dialettica

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