L’educazione alimentare dei nostri figli, parte da noi

Che l’Italia si situi ai primi posti in Europa per numero di bambini in sovrappeso forse lo sapevate già ma come fare ad estirpare questa epidemia non è cosa semplice ed informarsi è il primo passo che occorre compiere per diventare genitori consapevoli. I dati non possono più essere ignorati: dal 30 al 60% dei bambini obesi mantengono l’eccesso ponderale in età adulta e presentano più frequentemente alterazioni metaboliche; inoltre, il contesto culturale occidentale può contribuire a rendere i bambini obesi maggiormente soggetti a sviluppare un Disturbo del Comportamento Alimentare a causa del disagio psicologico che spesso di associa a questa patologia. Insomma: bisogna fare qualcosa, ma cosa? E’ inutile che vi sottolinei quanto è importante un’alimentazione corretta ma, per quella, naturalmente, è opportuno rivolgersi a un nutrizionista esperto. Non è però pensabile educare i nostri figli ad una corretta alimentazione se i primi a sbagliare siamo noi. L’esempio (e questa non è retorica) è fondamentale: non solo la scelta dei cibi è importante ma anche la qualità del tempo che dedichiamo ai pasti, la cura che mostriamo nel preparare il cibo e nel consumarlo…come sempre il quando, dove, come, perché, hanno almeno la stessa importanza del cosa.

In tal senso, la Fondazione Italiana per la lotta all’Obesità Infantile (Onlus), ha suggerito alcune pratiche di buon senso che i genitori dovrebbero seguire per meglio indirizzare i propri figli sulla strada della corretta alimentazione. Si tratta di abitudini basilari ma spesso dimenticate o abbandonate a causa di un modello dello stile di vita troppo frenetico che non concede spazio proprio alle cose più importanti, qual è appunto l’educazione alimentare dei figli. Eppure i danni sono importanti e le conseguenze, sotto gli occhi di tutti, dovrebbero farci capire come la prevenzione sia la soluzione meno impegnativa sotto tutti i punti di vista. Vediamo allora quali sono gli errori più comuni a partire dai quali occorre ripartire per instaurare nuovi e più appropriati modelli di comportamento alimentare:

  • Offrire al bambino solo le pietanze verso le quali mostra preferenza; accade molto spesso, soprattutto con i bambini che si approcciano mal volentieri alla tavola, di proporre più frequentemente i cibi preferiti in modo da favorirne il consumo sperando al contempo di rendere il momento del pasto un’esperienza positiva. Questa strategia, in realtà, non abitua il bambino a variare gli alimenti e, a lungo andare, lo stanca portandolo a ricercare soddisfazione dai fuori pasto sui quali si concede maggiore libertà.
  • Troppi zuccheri e troppi grassi; questo può sembrare un consiglio alimentare ma il motivo per cui lo riporto è legato alla tendenza psicologica ad offrire al proprio figlio cibi “saporiti”, “buoni”, “sostanziosi” che molti di noi confondono con cibi grassi, zuccherini o, all’opposto, molto salati. Soprattutto quando il bambino si mostra inappetente, la scelta ricade su piatti che noi adulti riteniamo più sfiziosi ma che in realtà non sono sempre bilanciati; l’errore potrebbe stare in condimenti eccessivi e/o grassi (panna, burro, formaggio in eccesso) o nell’assunzione di bevande zuccherate al posto dell’acqua o di centrifugati a base di frutta e verdura. Spesso, ammettiamolo, siamo noi i primi ad essere convinti che certi spuntini o certi cibi siano “tristi”, insipidi, monotoni e quindi indirizziamo i bambini sul nostro personale concetto di “gustoso” senza nemmeno rendercene conto.
  • Fare una colazione scarsa; anche in questo caso non diciamo nulla di nuovo, eppure molti genitori, non riuscendo a conciliare gli orari mattutini con gli impegni familiari, si accontentano di far uscire di casa i bambini con poco o nulla nello stomaco. Niente di più sbagliato visto che la colazione è uno dei pasti più importanti della giornata e che l’educazione alimentare passa, in prima battuta, attraverso l’insegnamento di una corretta suddivisione dei pasti nell’arco del giorno.
  • Paura che siano poco nutriti; capita, specialmente in alcuni periodi della crescita, che i bambini mangino meno del solito. Questi periodi potrebbero promuovere l’instaurarsi di cattive abitudini in quanto “pur di vederli mangiare”, si permettono ai bambini frequenti eccezioni alimentari che servono a rassicurare noi genitori ma che non rappresentano certamente una soluzione. Quando ciò accade, allora, meglio rivolgersi al proprio pediatra per un consiglio: spesso questi periodi passano con la stessa rapidità con cui si presentano.
  • La merenda non è un optional; altro momento in cui un piccolo rifornimento non deve mancare è il pomeriggio. Naturalmente è bene adeguare lo spuntino in base agli impegni del proprio figlio ma, in ogni caso, questo eviterà che il bambino arrivi troppo affamato all’ora di cena.
  • La cena non è il pasto più importante della giornata; ci risiamo: mille impegni, tempi brevi, scarsa organizzazione ed ecco che la cena diventa il pasto in cui si recupera tutto ciò che non si è potuto gustare durante gli altri momenti della giornata. Si preparano primo, secondo, contorno e chi più ne ha più ne metta con il risultato che tutta la famiglia va a letto appesantita e con un carico di calorie davvero eccessivo che non si avrà occasione di smaltire col sonno.

Tutto questo ci mostra come gran parte degli errori, tralasciando gli aspetti qualitativi del cibo, sia da imputare ad una scarsa organizzazione dei tempi familiari. Forse stiamo facendo le scelte giuste per i nostri figli ma poi ci perdiamo nei modi, nelle tempistiche. Oppure rispettiamo le cadenze dei pasti ma preoccupati per il fatto che il bambino è inappetente lo alimentiamo in modo scorretto concedendogli più di quanto non dovremmo fare. Nessun problema: il primo passo per cambiare è prendere coscienza di cosa non va.

Come sosteneva la scrittrice austriaca Marie Von Ebner-Eschenbach: “I bambini danno molta più importanza a ciò che i genitori fanno, che a ciò che essi dicono.”

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