Perché la forza di volontà non c’entra nulla con la dieta

Prima di aver acquisito un bagaglio di conoscenze adeguato nell’ambito della psicologia dell’alimentazione, ero convinta che la dote più importante da sviluppare per riuscire a perdere peso fosse esclusivamente una: la forza di volontà. Ogni volta che seguivo l’ennesimo programma alimentare dimagrante e raggiungevo dei buoni risultati, dicevo a me stessa: “vedi, è merito dell’impegno; se ti fai il mazzo, ce la fai.”. Quando, viceversa, arrivava immancabilmente il momento del crollo, del fallimento e del recupero dei chili, mi ripetevo: “non hai abbastanza forza di volontà; non riuscirai mai a dimagrire”. La trappola della forza di volontà, è veramente subdola ed è doppiamente negativa: primo, perché se basiamo i nostri successi solo su questa caratteristica, non potremo mai andare tanto lontano (la forza di volontà, di per sé, non è una fonte inesauribile di energia) e secondo, perché se crediamo di essere persone prive di forza di volontà, finiamo col condannarci a non intraprendere nemmeno la strada del cambiamento; e magari, in caso di alcuni tentativi falliti, ci diamo pure tutta la colpa del nostro insuccesso, come se non fossero importanti i tanti altri fattori che, in realtà, ci aiutano o ci ostacolano durante il percorso. La verità, bisogna dirlo una volta per tutte, è che la forza di volontà non c’entra nulla con la dieta. Potreste crederlo perché le persone intorno a voi che hanno perso peso, sembrano aver fatto molte rinunce; non mangiano dolci, si limitano quando vanno al ristorante, praticano attività fisica più volte a settimana: se non è forza di volontà questa, che cos’è? Ve lo dico io. E’ programmazione, motivazione, abitudine, consapevolezza, accettazione. E’ il motivo per cui, se continuerete a pensare che per dimagrire, sia sufficiente un buon programma alimentare, continuerete a cercare la dieta miracolosa per tutta la vita. Quando una dieta dimagrante è accompagnata dalle strategie psicologiche cognitive e comportamentali necessarie per aderirvi, è l’idea stessa dello stare a dieta che cambia. Voi non siete a dieta: state cambiando il vostro stile di vita. Voi non state rinunciando al dolce: voi siete felici di non aver più bisogno del dolce per sentirvi soddisfatti. Voi non vi obbligate a fare del movimento: voi non vi siete mai sentiti così soddisfatti di voi stessi come da quando avete preso coscienza di ciò che potete fare col vostro fisico. E’ l’intera prospettiva che cambia. Certo: finché non avrete idea di cosa voglia dire padroneggiare la programmazione, la motivazione, l’abitudine, la consapevolezza e l’accettazione, sarete liberi di continuare a credere nella forza di volontà come unica fonte di salvezza e speranza per guarire dall’obesità ma, dopo, capirete quanto sia semplicistico ridurre tutto a una sola dote. Questo non significa che sarà un percorso facile, non vuol dire nemmeno che sarà difficile o impossibile: sarà esattamente alla portata delle vostre capacità. Dentro di noi, dentro ognuno di noi, ci sono già tutte le risorse necessarie a cambiare.

“Il fiore che sboccia nelle avversità è il più raro e il più bello di tutti” cit.

6 pensieri su “Perché la forza di volontà non c’entra nulla con la dieta

  1. elisabettapend ha detto:

    guarda quella cosa dell’usare bene le parole che si rivolgono a noi stessi (ma io aggiungerei che bisognerebbe dare più valore in generale alle parole e a quelle verso gli altri che usiamo tanto a sproposito e senza sensibilità, almeno molte persone lo fanno) la condivido in pieno, come la maggior parte delle cose e dei temi che tratti, del resto. (nel senso che si sente bene che sei una psicologa, oltre all’ambito dell’alimentazione in cui sei orientata). E poi è vero, chi dice (e si dice) di stare (o di ricercare) “sempreadieta” o “che si deve controllare” ecc ecc e si impone regole di volontà rigidissime e/o dice di imporsele/doversele/volersele imporre, non capisce che a cambiare non deve essere l'”applicazione di regole” ma “sentire” che quello che si sta facendo si fa spontaneamente, perché è quello che ci fa stare bene e un’abitudine che abbiamo come dire, appreso e accettato e interiorizzato fino a non DOVERCICOSTANTEMENTEPENSARE e quindi ossessionare e quindi in definitiva una gabbia. per quanta volontà un essere umano possa pensare di poter sfoderare, nessuno sta -giustamente- bene e si sente bene in una gabbia. anche qualora fosse una gabbia di “regole sane”. Ti stringo e grazie!

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