Abitudini: una questione di sostituzione

L’abitudine, per definizione, è la stabile acquisizione di un particolare comportamento. La qualità delle nostre abitudini, ovvero il fatto che queste siano “buone” o “cattive”, dipende dall’esito che tali comportamenti hanno sulla nostra  vita. Se prendiamo come esempio l’alimentazione, possiamo facilmente ricordarci di alcune abitudini che sarebbe meglio non instaurare, in quanto nocive, a lungo andare, per il nostro benessere. I nutrizionisti, così come i dietologi e gli altri esperti dell’alimentazione, tendono infatti a suggerirci delle prassi da seguire, delle buone abitudini, per aiutarci a vivere in salute. Anche nel campo della psicologia dell’alimentazione è possibile rilevare alcune consuetudini, tipiche dei soggetti in sovrappeso, che mantengono circoli viziosi controproducenti al fine di intraprendere con successo una dieta dimagrante. Prima di vedere alcune di queste abitudini, è bene, tuttavia, fare due premesse: la prima riguarda la “sostituzione”, la seconda concerne i tempi di attuazione. Una delle chiavi per sbarazzarsi delle cattive abitudini è sostituirle con qualcos’altro. Quando capiamo che un determinato comportamento si scontra col raggiungimento dei nostro obiettivi, al fine di eliminarlo, non basta semplicemente non ripeterlo più. La strategia migliore consiste nell’intraprendere una nuova abitudine che, sostanzialmente, spazzi via quella vecchia e, possibilmente, ne ostacoli la ricomparsa. Altro aspetto da non sottovalutare è il periodo di attuazione della nuova abitudine; se pensate che dopo uno o due tentativi, la vecchia abitudine scompaia magicamente dalla vostra vita, potreste essere tentati di abbandonare ogni tentativo di cambiamento troppo precocemente. Alcuni autori suggeriscono che sono necessarie almeno 3 settimane per introdurre un nuovo comportamento fra le nostre routine. Superata l’iniziale impasse, tuttavia, le azioni diventeranno automatiche e potremo prestarvi sempre minore energia mentale. Il pro, ed il contro, delle abitudini, se vogliamo, sta proprio in questo: dobbiamo investire dello sforzo per apprenderle e per eliminarle dal nostro repertorio comportamentale ma, una volta instaurate, non ce ne rendiamo più conto.

Dopo questa doverosa premessa, sono pronta a mostrarvi alcune abitudini e, di conseguenza, alcuni suggerimenti per una possibile sostituzione. Sarete voi, tuttavia, a dovervi impegnare trovando altre alternative e mettendole in pratica; in questi casi, infatti, l’abito calza meglio quando è realizzato su misura.

  • MANGIARE IN FRETTA ⇒ adagiare le posate dopo ogni boccone, servirsi dei 5 sensi per apprezzare ciò che si sta mangiando, bere qualche sorso d’acqua prima del boccone successivo, attendere almeno 20 minuti prima di servirsi altro, utilizzare degli indicatori che vi ricordino di mangiare lentamente (es. un tovagliolo colorato), evitare distrazioni;
  • MANGIARE PORZIONI ABBONDANTI ⇒ usare piatti piccoli (es. quelli per l’antipasto), pesare le porzioni (almeno inizialmente e, poi, solo periodicamente), separare subito, nel piatto, la quantità che si intende mangiare da quella in eccesso, ordinare porzioni ridotte quando si mangia fuori, dividere la propria porzione con gli altri commensali;
  • MANGIARE GLI AVANZI ⇒ riporre tutti gli ingredienti occorrenti per la preparazione delle pietanze non appena prelevati quelli necessari, evitare di tenere il piatto di portata sul tavolo mentre mangiate, alzarsi da tavola una volta terminato il pasto, acquistare mono porzioni, o quantità ridotte, al momento della spesa;
  • MANGIARE DAVANTI ALLA TV ⇒ scegliere come area della casa dedicata al consumo dei pasti un luogo dove non sia presente la televisione, evitare di porre il telecomando sul tavolo da pranzo, utilizzare degli indicatori che vi ricordino di non accendere la televisione quando vi sedete per mangiare (un piatto particolare, un porta tovagliolo, ecc.).

 

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