Obesità: questa conosciuta!

Partendo dall’etimologia della parola, il termine obesità deriva dal latino obedere che significa “mangiare troppo”. Come si può notare, quindi, parliamo di una descrizione basata su un comportamento (l’atto di mangiare) anziché su uno stato fisico. Eppure, da un punto di vista clinico, l’obesità rappresenta una condizione somatica definita, su base morfologica, come un eccesso di massa grassa. Tutto ciò, fa pensare sin da subito, come il contributo della mente e lo stato del corpo siano strettamente correlati. Il trattamento dell’obesità, in effetti, si basa spesso su approcci psicologico-educazionali e psicoterapeutici, volti a modificare lo stile di vita dell’individuo, gli schemi prevalenti di pensiero e la gestione delle emozioni, oltre che il semplice comportamento alimentare (Pruneti, 2011).Sebbene, dunque, l’obesità non rientri fra i disturbi alimentari indicati sul Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM 5), il suo trattamento può essere concepito solamente attraverso un approccio integrato e multidisciplinare che preveda, al suo interno, un intervento di tipo psicologico-psicoterapeutico.

CLASSIFICAZIONE: in base alle caratteristiche predominanti è possibile classificare l’obesità in relazione a diversi parametri

  • Numero e dimensione degli adipociti: si possono distinguere, in tal senso, l’obesità iperplasica (caratterizzata da un elevato numero di cellule adipose) e l’obesità ipertrofica (caratterizzata da un aumento di volume degli adipociti);
  • BMI: ovvero indice di massa corporea; si ottiene dividendo il peso corporeo (espresso in kg) per il quadrato dell’altezza (espressa in metri). Si parla di obesità moderata se il BMI oscilla tra 30 e 35 kg/m2, di obesità grave se si colloca tra 35 e 40 kg/m2 e di obesità molto grave se risulta superiore a 40 kg/m2.
  • Distribuzione della massa adiposa: parliamo di obesità androide quando la maggiore concentrazione della massa adiposa si trova nella zona addominale, e di obesità ginoide quando l’adipe è maggiormente concentrato su cosce, glutei e fianchi.
  • WHR: Waist-Hip Ratio, ovvero rapporto tra circonferenza della vita e dei fianchi. Si tratta di un buon indicatore del grasso viscerale (quello più pericoloso per la salute). Complicanze cliniche sono associate a valori maggiori di 1 per l’uomo e maggiori di 0,9 per la donna.

Le valutazioni dei suddetti parametri sono in genere condotte dal medico di base e, in un secondo momento dallo specialista, al fine di definire con precisione non solo il livello di obesità, ma anche i rischi per la salute, attraverso opportuni esami medici.

Quanto all’eziologia, sono state ipotizzate diverse cause fra le quali possiamo citare: fattori genetici e metabolici, difetti fisiologici nella gestione del peso, fattori psicologici, culturali ed ambientali (Pruneti, 2011). Fra le motivazioni più strettamente correlate ai fattori psicologici troviamo che i cambiamenti sociali (la maggiore disponibilità di cibo), le influenze familiari (ad esempio l’abitudine a finire ciò che si ha nel piatto) e la maggiore sensibilità agli stimoli che innescano il comportamento alimentare, sono particolarmente importanti nelle persone obese. I problemi metabolici e i difetti fisiologici, a dispetto di quanto si sia portati a pensare, riguardano solo una piccola percentuale della popolazione. Se la vostra massa grassa vi identifica come soggetti obesi, è bene escludere la presenza di patologie o alterazioni metaboliche col vostro medico ma, una volta fatto questo, dovreste prendere in considerazione anche la consulenza di un esperto del comportamento alimentare (psicologo o psicoterapeuta). A questo scopo, le ricerche dimostrano come il trattamento d’elezione per l’obesità a livello psicologico sia la terapia cognitivo-comportamentale, ma di questo, parleremo in un altro articolo.

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