Cosa sono i DCA e perché non me ne occupo

L’acronimo DCA indica, in psicologia, i disturbi del comportamento alimentare. Nel nuovo Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (il DSM 5), tali disturbi rientrano nel capitolo intitolato “disturbi della nutrizione e dell’alimentazione”. In questo gruppo rientrano infatti tutti quei problemi che riguardano comportamenti legati all’alimentazione, i quali hanno come risultato un alterato consumo o assorbimento del cibo e che compromettono significativamente la salute fisica o il funzionamento psicosociale. Fra questi, i disturbi maggiormente conosciuti dalla popolazione sono: l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e il disturbo da binge-eating. Molto spesso, le caratteristiche diagnostiche dei suddetti disturbi, sono ignorati o confusi, al punto che, un gran numero di persone, è fermamente convinto di rientrare in una delle categorie senza, in realtà, presentarne i requisiti. L’attività diagnostica, in medicina come in psicologia, è assai complessa e delicata. Lo stesso specialista, nella maggioranza dei casi, può riscontrare difficoltà nella formulazione della diagnosi, nonostante l’esperienza e gli strumenti messi a sua disposizione (colloquio clinico, test, ecc.). Anche presupponendo l’esatta conoscenza dei criteri diagnostici di un disturbo dell’alimentazione (e ciò vale, in generale, per tutti i disturbi contenuti nel DSM), quindi, senza un’adeguata formazione sul campo e senza i sistemi diagnostici necessari, non possiamo capire se il criterio è soddisfatto o meno, in un certo individuo. Tutto ciò per dire: fate attenzione a chi, senza titoli adeguati e senza una scrupolosa analisi, attribuisce alla vostra persona un disturbo del comportamento alimentare. Ciò, a maggior ragione, vale anche per voi stessi: non convincetevi di avere un disturbo in base alle letture che reperite sui vostri diversi canali d’informazione. Aldilà dell’autorità della fonte, infatti, non possedete le capacità cliniche per effettuare una diagnosi ed inoltre, se anche le aveste, una diagnosi condotta su voi stessi, quanto sarebbe oggettiva?

Questo, se vogliamo, è lo stesso motivo per il quale non mi occupo dei DCA. Il trattamento di un disturbo alimentare accuratamente diagnosticato, presuppone l’intervento di uno psicoterapeuta, non di uno psicologo. La formazione dello psicoterapeuta, prevede, oltre alla laurea in psicologia (5 anni) ed al superamento dell’esame di Stato, la frequentazione di una scuola quadriennale di specializzazione in psicoterapia (la quale può seguire differenti orientamenti teorici). Solo in seguito a questo percorso di studi, l’esperto è abilitato alla cura dei DCA. Se, dunque, avete il dubbio di soffrire di un disturbo del comportamento alimentare, potete rivolgervi, a vostra scelta, ad uno psichiatra (medico con specializzazione quadriennale in psicoterapia), ad uno psicologo o ad uno psicoterapeuta, per ottenere una diagnosi. Mentre, una volta assicurata l’effettiva presenza del disturbo, sarà necessario intraprendere un percorso di psicoterapia.

Per quanto concerne, invece, i problemi psicologici connessi all’obesità, quelli di cui ci occupiamo in questo blog, l’intervento psicologico e psico-educativo, è assolutamente congruo alle esigenze delle persone che ne sono portatrici.

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