Se ti ritrovi a ruminare, forse non hai digerito

C’é una cosa fondamentale che in ogni articolo cerco di trasmettere, se non direttamente, almeno come messaggio di fondo:

“Non possiamo pensare che mente e corpo siano qualcosa di separato, scisso, a se stanti l’una dall’altro. Mente e corpo sono strettamente connessi e integrati perciò agire sulla salute di uno comporta inevitabilmente influenzare anche l’altro. Ciò è valido sia in senso positivo (miglioro lo stato di salute), sia in senso negativo (peggioro lo stato di salute). “

Ne consegue che, anche il nostro comportamento alimentare, così complesso e pluri determinato, influenza ed è a sua volta influenzato dal nostro stato di salute psichica e organica più generale.

E’ questo il motivo, spero dopo tanto tempo di essere riuscita a farvelo capire, per il quale non basta essere esperti di conteggio delle calorie o di combinazione degli alimenti o di qualsivoglia nozione di dietetica e nutrizione. Certo, conoscere delle nozioni di base può essere d’aiuto. Essere consapevoli di ciò che si mangia è indubbiamente importante; quel che voglio sottolineare è che non è la sola cosa che conta. Intanto, per quanto concerne la scelta degli alimenti e le loro quantità è sempre bene rivolgersi a un esperto al fine di evitare pericolose ripercussioni sulla salute a breve e/o lungo termine. Una volta fatto ciò, tuttavia, occorre porre l’accento sul come, dove, perché mangiamo in modo da restituire la dovuta importanza agli altri aspetti che definiscono il comportamento alimentare in toto.

Oggi, concentrando l’attenzione su un aspetto del “perché” mangiamo, vorrei parlare della relazione fra ruminazione mentale, fame emotiva e fare un parallelo fra questi e la digestione come metafora per comprendere meglio il concetto.

Vi sarà capitato, più o meno spesso nella vita, di ruminare.

No, non sto parlando dell’attività digestiva delle mucche. Sto parlando di una precisa attività mentale che consiste in “un certo tipo di riflessione in cui una situazione viene setacciata, sia nel suo insieme, sia nei suoi dettagli, ritornando sempre sui medesimi punti, o stabilendo tra i vari elementi della situazione dei rapporti più o meno fantastici o illusori”. (Mucchielli, 2016).

Quando entriamo in questo stato riflessivo, ci ritroviamo a pensare alle cose più disparate ma, spesso, potremmo anche rimuginare sulle nostre emozioni quasi come se ci fossero rimaste sullo stomaco. E’ come se pensassimo e ripensassimo a delle emozioni o a delle situazioni per poterle in qualche modo digerire ma, paradossalmente, più cerchiamo di mandarle giù e più queste esercitano la loro influenza su di noi, bloccandoci o costringendoci a mettere in atto un qualsiasi comportamento volto a distrarci ed interrompere questo ruminare incessante. Ecco quindi che può scatenarsi un tipo di fame che non ha molto a che vedere con un reale appetito ma più con un bisogno istintivo di porre fine a pensieri intrusivi e ridondanti.

Eppure, anche se spesso non ce ne rendiamo conto, l’innesco della ruminazione mentale potrebbe essere facilmente riconoscibile se ponessimo più attenzione a ciò che facciamo durante la giornata: potrebbe essere scatenato da un momento di noia, dal parlare con alcune persone in particolare, dal notare determinati aspetti di noi stessi, dalla scarsa voglia di fare un’attività che non ci piace, ecc.

Sulla base di quanto ci siamo detti, vorrei proporvi oggi un semplice esercizio da realizzare con carta e penna.

  1. Per prima cosa scrivete un elenco di tutto ciò che non avete “digerito”: potrebbe essere un litigio, una scelta che avete fatto ma che non vi convince, un’emozione che vi mette a disagio, qualcosa di “non detto”, ecc.
  2. Ora, riprendendo l’elenco appena scritto, punto dopo punto, ripercorrete le sensazioni che avete provato in questi episodi (come si sentiva il corpo? quali sono stati i pensieri? e le emozioni? come vi siete comportati?). Scrivetelo sul foglio.
  3. Adesso visualizzate una ad una queste situazioni cercando di risentire dentro di voi quelle stesse sensazioni ed emozioni che avevate provato in origine. Se questo vi può facilitare, chiudete gli occhi o, comunque, svolgete la visualizzazione in un luogo tranquillo dove non sarete disturbati.
  4. Lasciate andare! Cosa significa? Osservate le vostre situazioni come se fossero proiettate sullo schermo di un cinema o come se si realizzassero a 20 metri da voi e voi foste solo degli spettatori. Utilizzate una visualizzazione che meglio vi consente di distaccarvi da quell’episodio e che vi permetta di prenderne gradualmente le distanze: potreste vederlo raffigurato in una nuvola che passa sopra di voi e lentamente se ne va; potreste immaginarlo su un nastro trasportatore o, come vi avevo suggerito in un articolo precedente, su di un carro allegorico composto da tanti segmenti quante sono le circostanze che dovete digerire.
  5. Non forzatevi di scacciare via i pensieri. Effettuate l’esercizio per il beneficio che ne potete trarre nel tempo stesso in cui lo svolgete. Non abbiate pretese e non giudicate il modo in cui lo state svolgendo. Piuttosto, cercate invece di ripeterlo nei giorni a venire, quando avrete la possibilità di farlo. Col tempo noterete che i pensieri se ne andranno da soli e non ci sarà più bisogno né di ruminarli, né di mangiare per soffocarne la voce.

Pur nella sua semplicità, quello che vi ho proposto è un esercizio davvero efficace. Se vi applicherete con pazienza e con lo stato mentale di chi non vuole ottenere un controllo “a tutti i costi”, i risultati arriveranno.

Un consiglio in più: se volete rendere l’esercizio più incisivo, al termine della visualizzazione, riprendete il vostro foglio e scrivete per ogni situazione immaginata: “Non ho più bisogno di pensare a …………………“. Quando avrete finito, potrete accartocciare tutto e sbarazzarvene così come avete fatto con quegli inutili pensieri.

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