
Chirurgia bariatrica, immagine corporea e il bisogno di sentirsi finalmente “completi”
Molte persone che hanno affrontato un intervento di chirurgia bariatrica parlano della propria esperienza utilizzando una parola molto forte:
rinascita.
Non è difficile capirne il motivo.
Dopo anni vissuti in un corpo che poteva limitare la mobilità, esporre allo stigma, rendere più difficile vestirsi, sentirsi osservati o esclusi, un importante dimagrimento può coincidere con un cambiamento reale della vita quotidiana.
Ci si muove diversamente.
Ci si veste diversamente.
Gli altri possono iniziare a guardarti diversamente.
A volte cambia il modo in cui vieni trattata.
Per alcune persone cambia anche il modo in cui immaginano il proprio futuro.
Eppure, proprio la parola “rinascita” apre una domanda psicologicamente interessante:
quando cambiamo radicalmente il corpo, quanto sentiamo di essere cambiati anche noi?
E soprattutto:
che cosa accade alla persona che eravamo prima?
Un corpo nuovo può diventare la promessa di un Sé nuovo?
Nel suo lavoro sul corpo e sulla chirurgia estetica, la psicoanalista Alessandra Lemma propone una riflessione interessante.
La modificazione corporea, naturalmente, non è di per sé indice di psicopatologia e non può essere spiegata attraverso un’unica dinamica psicologica.
In alcuni casi, però, Lemma descrive quella che chiama una fantasia di autocreazione: l’idea che modificando il corpo sia possibile, in qualche modo, far nascere una versione nuova di sé.
Il corpo diventa allora molto più di qualcosa che si desidera cambiare.
Può diventare il luogo in cui si concentra la speranza di poter riscrivere la propria identità.
È importante non trasferire automaticamente questa lettura alla chirurgia bariatrica, che non è chirurgia estetica e risponde prima di tutto a indicazioni mediche.
Ma la lente proposta da Lemma può aiutarci a porre alcune domande quando il cambiamento corporeo è particolarmente profondo.
Per esempio:
“Quando dico che sono rinata, cosa è rinato?”
Il corpo?
La possibilità di fare cose che prima erano difficili?
Il modo in cui gli altri mi guardano?
Oppure sento davvero che la persona che ero prima debba essere lasciata indietro?
“Quella di prima non sono più io”
Dopo un grande dimagrimento non è raro che il passato venga raccontato attraverso una separazione molto netta:
“Prima ero un’altra persona.”
Le fotografie vengono divise in prima e dopo e anche il linguaggio può cambiare.
La persona di prima può diventare quella che:
“non si curava”,
“si lasciava andare”,
“non viveva”,
“si nascondeva”,
“era tutta un’altra cosa”.
Naturalmente è possibile guardare con sofferenza a una fase della propria vita e sentirsi felici del cambiamento ottenuto.
Il punto diventa più delicato quando, per dare valore al Sé attuale, diventa necessario svalutare quello precedente.
Come se il cambiamento del corpo autorizzasse una frattura:
prima -> corpo sbagliato, persona sbagliata.
dopo-> corpo nuovo, persona finalmente giusta.
Eppure la nostra identità raramente funziona attraverso cancellazioni così nette.
La persona che esiste oggi non ha sostituito completamente quella precedente.
La contiene. In una storia che ha una continuità da ritrovare e da armonizzare.
Il corpo può cambiare più velocemente dell’immagine corporea
La ricerca sulla chirurgia bariatrica mostra proprio quanto il rapporto con il corpo dopo l’intervento possa essere più complesso di quanto suggerisca una semplice equazione:
perdita di peso = soddisfazione corporea.
Una revisione sistematica di 60 studi ha rilevato che dopo la chirurgia bariatrica alcuni aspetti dell’immagine corporea generalmente migliorano, ma il quadro è molto eterogeneo e multidimensionale. Il dimagrimento non produce necessariamente lo stesso cambiamento in tutte le componenti dell’immagine corporea.
Un altro filone di ricerca ha evidenziato inoltre come, dopo un importante dimagrimento, la pelle in eccesso possa diventare una nuova fonte di disagio fisico e corporeo.
Questo significa che una persona può aver raggiunto un risultato straordinario dal punto di vista medico e continuare comunque a sentire:
“Non sono ancora arrivata.”
Ed è qui che compare una delle domande che trovo più interessanti nel lavoro psicologico post-bariatrico.
Quando finisce la trasformazione?
Quando viene eseguito l’intervento?
Quando la bilancia raggiunge un certo numero?
Quando si arriva alla taglia desiderata?
Quando viene rimossa la pelle in eccesso?
Quando si completa la chirurgia plastica?
Quando le cicatrici diventano meno visibili?
Quando finalmente ci si guarda allo specchio e ci si riconosce?
Per alcune persone il punto di arrivo sembra continuare a spostarsi in avanti.
“Quando perderò ancora questi chili…”
poi:
“Quando toglierò questa pelle…”
poi:
“Quando sistemerò questa parte…”
poi ancora:
“Quando il corpo sarà finalmente come dovrebbe essere…”
Questo spostamento non significa automaticamente che vi sia un problema psicologico.
La chirurgia di rimodellamento post-bariatrico può avere benefici reali sul comfort fisico, sulla funzione, sulla qualità della vita e sull’immagine corporea. Le revisioni disponibili mostrano miglioramenti importanti in molte persone che vi ricorrono.
Il punto psicologico è un altro:
che cosa stiamo chiedendo di risolvere al prossimo cambiamento corporeo?
Se il completamento è sempre un passo più avanti
A volte il desiderio di completare la trasformazione riguarda qualcosa che la chirurgia può effettivamente modificare.
La pelle in eccesso può provocare disagio, difficoltà pratiche, problemi nell’abbigliamento o nella vita quotidiana.
Ma può accadere anche che al corpo venga attribuito un compito impossibile:
farci sentire definitivamente adeguati.
Farci sentire finalmente desiderabili.
Garantirci che non saremo più giudicati.
Far sparire la vergogna costruita negli anni.
Dimostrarci che non siamo più la “persona che eravamo prima”.
Ed è proprio qui che la riflessione di Lemma diventa interessante.
Non perché il paziente bariatrico sia incontentabile o perché desiderare ulteriori interventi sia patologico.
Ma perché nessuna trasformazione del corpo può da sola riscrivere completamente una storia psicologica.
La rinascita può essere reale senza richiedere una morte simbolica
Il problema non è utilizzare la parola “rinascita”.
Quella può essere una metafora bellissima e perfettamente autentica.
Dopo l’intervento alcune persone recuperano possibilità che sentivano perdute da anni.
Un recente studio qualitativo su 23 persone sottoposte a chirurgia bariatrica ha mostrato proprio quanto l’intervento possa assumere un significato che va oltre quello medico: per alcuni partecipanti rappresentava anche un modo per recuperare agency e ricostruire un’identità danneggiata da anni di stigma e svalutazione sociale.
Quindi sentirsi “rinati” può descrivere qualcosa di profondamente reale.
Il nodo compare quando la nuova identità sembra poter esistere soltanto negando quella precedente.
Quando il pensiero diventa:
“Finalmente non sono più quella persona.”
invece di:
“Sono ancora io, ma oggi vivo in modo diverso.”
La differenza sembra piccola ma psicologicamente può essere enorme. Nel primo caso la persona che eravamo prima sembra simbolicamente abbandonarci, smettere di esistere.
Nel secondo, invece, si riconosce che quella persona siamo sempre noi e che il nostro sé precedente non era un progetto riuscito male, ma una parte di noi che ha fatto del suo meglio per adattarsi alla vita e alle sfide che gli si paravano davanti.
Psicologicamente, infatti, si tende a sottovalutare il “parlar male” di versioni precedenti di Sé, come se questo non avesse nulla a che fare con la versione che siamo diventati. Ma in realtà questo dialogo negativo ci coinvolge nel presente perché, molto semplicemente: noi siamo sempre noi.
Integrare il Sé di prima
Accogliere la persona che si era prima dell’intervento non significa voler tornare indietro.
Non significa rimpiangere il vecchio corpo.
Non significa negare i benefici della chirurgia o l’orgoglio per ciò che si è attraversato.
Significa poter guardare quella versione di sé senza trasformarla nel nemico da cui prendere le distanze.
Quella persona ha vissuto nel corpo precedente.
Ha attraversato stigma, diete, tentativi, relazioni, sofferenza, magari limitazioni e umiliazioni.
Ed è la stessa persona che è arrivata fino all’intervento.
Rinascere non dovrebbe richiedere di dichiararla morta.
Se la parola “rinascita”, dunque, presuppone una precedente “morte” (ovviamente parliamo di “morte psichica”), dovremmo porre maggiore cautela nell’usarla.
Il corpo nuovo e lo sguardo degli altri
Nel post-bariatrico c’è poi un ulteriore elemento che non può essere ignorato: il corpo è anche un corpo sociale.
La persona non cambia soltanto davanti allo specchio.
Può cambiare il modo in cui viene percepita dagli altri.
Alcuni raccontano più attenzione, maggiore disponibilità, complimenti, interesse sentimentale, accesso più semplice all’abbigliamento e una sensazione di essere finalmente maggiormente visibili.
La ricerca qualitativa recente descrive proprio questo paradosso: persone che prima dell’intervento si sentivano contemporaneamente fortemente osservate per il proprio corpo e poco riconosciute come persone.
Il cambiamento dello sguardo sociale può quindi rafforzare una narrazione potentissima:
“Adesso sono diventata quella giusta.”
Ma la domanda psicologica resta:
se oggi vengo trattata meglio, che cosa imparo a pensare della persona che ero prima?
Il lavoro psicologico nel post-bariatrico
Lavorare sull’immagine corporea dopo la chirurgia bariatrica non significa convincere una persona ad accettare passivamente il proprio corpo o scoraggiarla dal ricorrere alla chirurgia ricostruttiva.
Può significare qualcosa di molto diverso.
Può aiutare a distinguere ciò che il corpo può realmente cambiare da ciò che gli stiamo chiedendo di riparare.
Può significare esplorare:
- quanto il proprio valore continua a dipendere dall’aspetto (perché questo rappresenta un potenziale campanello d’allarme per come tale valore sarà vissuto attraverso i comportamenti futuri);
- il rapporto con il Sé precedente;
- la paura di riprendere peso;
- il bisogno di sentirsi “completi”;
- il significato attribuito alla pelle in eccesso;
- il rapporto con lo sguardo degli altri;
- la difficoltà a riconoscersi in un corpo profondamente cambiato;
- le aspettative nei confronti della chirurgia plastica post-bariatrica.
Il compito non è scegliere tra “la persona che ero” e “la persona che sono diventata”.
È provare a costruire una storia nella quale entrambe possano appartenere alla stessa identità.
Forse la domanda non è “quando sarò finalmente completa?”
Forse può diventare:
“Che cosa sto aspettando che il prossimo cambiamento del mio corpo mi permetta finalmente di sentire?”
Per alcune persone la risposta riguarderà davvero il corpo.
Per altre potrebbe emergere qualcosa che nessuna bilancia, nessuna taglia e nessun intervento chirurgico può garantire completamente:
sentirsi degne,
sentirsi visibili senza sentirsi giudicate,
riconoscersi,
abitare il proprio corpo senza combatterlo.
La chirurgia può trasformare profondamente un corpo.
Ma il lavoro di integrare ciò che siamo stati con ciò che siamo diventati appartiene a un’altra trasformazione.
Quella psicologica.
Rinascere non significa diventare qualcun altro.
Può significare riuscire, finalmente, a portare con sé tutte le proprie versioni senza doverne rinnegare nessuna.
Se ti riconosci in questa esperienza
Dopo un grande dimagrimento o un percorso bariatrico può accadere che il corpo cambi più velocemente del modo in cui riusciamo a riconoscerci.
Mi occupo di immagine corporea, stigma del peso e rapporto tra corpo e identità nel post-bariatrico attraverso percorsi psicologici individuali online.
Se vuoi capire se questo lavoro può essere adatto alla tua situazione, puoi contattarmi per un primo confronto.
Riferimenti essenziali
Lemma A. Under the Skin: A Psychoanalytic Study of Body Modification. Routledge.
Qui la userei come cornice teorica psicoanalitica, non come evidenza empirica specifica sulla chirurgia bariatrica.
Ivezaj V, Grilo CM. The complexity of body image following bariatric surgery: a systematic review of the literature. Obesity Reviews. 2018;19(8):1116-1140. doi:10.1111/obr.12685.
Gilmartin J, Bath-Hextall F, Maclean J, Stanton W, Soldin M. Quality of life among adults following bariatric and body contouring surgery: a systematic review. 2016.
Jiang Z, et al. A systematic review of body contouring surgery in post-bariatric patients to determine its prevalence, effects on quality of life, desire, and barriers. Obesity Reviews. 2021;22:e13201.
Sicilia Á, Socías-Serrano ML, Griffiths MD. “I Would Have Sold My Soul to the Devil!” – Bariatric surgery and damaged identity restoration: A qualitative investigation. Journal of Health Psychology. 2026;31(6):2544-2557.
Patient-Reported Outcome Measures following Postbariatric Body Contouring: A Systematic Review and Meta-Analysis. Plastic and Reconstructive Surgery. 2025.

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