Psicologia dell’alimentazione: quando il problema non è solo cosa mangi.
Il rapporto con il cibo non riguarda soltanto fame, nutrizione o scelte alimentari.
A volte il cibo diventa un modo per calmarsi, consolarsi, riempire un vuoto o affrontare emozioni difficili. Altre volte sono il controllo, il peso o il corpo a occupare sempre più spazio nei pensieri e nella vita quotidiana.
Nel mio lavoro psicologico mi occupo di ciò che accade nell’incontro tra alimentazione, emozioni, peso e immagine corporea, cercando di comprendere non soltanto che cosa una persona fa, ma soprattutto che significato e quale funzione quel comportamento ha assunto nella sua storia.
Il mio obiettivo non è insegnarti a mangiare “correttamente”, farti aderire a una dieta o convincerti a cambiare corpo.
È aiutarti a costruire un rapporto con il cibo e con il corpo che occupi meno spazio, provochi meno sofferenza e sia maggiormente compatibile con la vita che desideri vivere.
Potresti riconoscerti se…
- il cibo occupa molto spazio nei tuoi pensieri;
- ti capita di mangiare in risposta a emozioni, stress, solitudine, rabbia o stanchezza;
- vivi momenti in cui senti di perdere il controllo sull’alimentazione;
- alterni controllo, restrizione e momenti di maggiore disorganizzazione alimentare;
- dopo aver mangiato provi senso di colpa o vergogna;
- hai alle spalle molti tentativi di dieta e senti di ritrovarti continuamente allo stesso punto;
- il peso influenza il modo in cui giudichi te stessa;
- senti di dover cambiare corpo prima di poterti sentire sufficientemente bene;
- provi vergogna, disagio o forte insoddisfazione nei confronti del tuo corpo;
- eviti fotografie, specchi, abiti, situazioni sociali o altre esperienze a causa del tuo aspetto;
- controlli frequentemente peso, forme o parti del corpo;
- hai subito commenti, giudizi o discriminazioni legati al peso;
- dopo un importante cambiamento corporeo fai fatica a riconoscerti nella persona che vedi allo specchio;
- senti di essere da molto tempo in guerra con il cibo o con il tuo corpo.
Non è necessario riconoscersi in tutto questo.
A volte basta accorgersi che il rapporto con il cibo, il peso o il corpo sta chiedendo molta più energia di quanta vorresti dedicargli.
Rapporto con il cibo e alimentazione emotiva
Mangiare non ha soltanto una funzione nutrizionale.
Il cibo può diventare conforto, regolazione emotiva, gratificazione, distrazione, compagnia o una risposta a momenti di particolare stress.
Questo non significa che mangiare in risposta alle emozioni sia automaticamente patologico o che debba essere eliminato.
Il problema può nascere quando il cibo diventa una delle poche strategie disponibili per affrontare ciò che proviamo, quando compare la sensazione di perdere il controllo oppure quando al comportamento alimentare seguono vergogna, colpa e nuovi tentativi di controllo.
Nel percorso psicologico possiamo cercare di comprendere che cosa accade prima, durante e dopo questi momenti, quale funzione abbia assunto il comportamento alimentare e quali alternative possano progressivamente diventare disponibili.
L’obiettivo non è aumentare il controllo.
È aumentare consapevolezza, possibilità di scelta e flessibilità.
Immagine corporea, vergogna e rapporto con il proprio corpo
Avere un rapporto difficile con il proprio corpo non significa semplicemente “non piacersi”.
L’immagine corporea comprende il modo in cui percepiamo il nostro corpo, ciò che pensiamo di esso, le emozioni che proviamo quando lo guardiamo e, soprattutto, quanto tutto questo influenza il modo in cui viviamo.
Il disagio può comparire nello specchio, nelle fotografie, nell’abbigliamento, nella sessualità, nelle relazioni o nelle situazioni in cui il corpo viene percepito come maggiormente visibile.
Può portare a controllarlo continuamente oppure, al contrario, a cercare di non guardarlo affatto.
Il lavoro psicologico sull’immagine corporea non consiste nel convincersi di amare ogni parte del proprio corpo.
Può significare imparare a ridurre il potere che l’aspetto esercita sul proprio valore personale, comprendere i comportamenti che mantengono il disagio e costruire un rapporto con il corpo più rispettoso, meno giudicante e più libero.
Perché sentirsi meglio nel proprio corpo non significa necessariamente arrivare a pensare che sia perfetto.
A volte significa semplicemente riuscire a sentirsi di nuovo a casa nel proprio.
Peso, obesità e stigma
Vivere in un corpo socialmente giudicato può significare essere esposti per anni a commenti, stereotipi, discriminazioni e messaggi che attribuiscono al peso significati morali.
Pigrizia. Mancanza di volontà. Scarso autocontrollo. Fallimento.
Quando questi messaggi vengono ripetuti a lungo, possono essere interiorizzati e trasformarsi nel modo in cui una persona guarda se stessa.
Nel mio lavoro l’obesità non viene affrontata cercando di trasformare il percorso psicologico in uno strumento per ottenere maggiore aderenza a una dieta.
Mi occupo invece delle conseguenze psicologiche che possono accompagnare la storia del peso: vergogna, stigma interiorizzato, alimentazione emotiva, continua sorveglianza del corpo, esperienze dietetiche ripetute, senso di fallimento e rapporto tra peso e valore personale.
Quando sono presenti altre necessità sanitarie, il lavoro psicologico può affiancarsi a quello delle altre figure professionali coinvolte, mantenendo distinte le rispettive competenze.
Quando il corpo cambia
Esistono momenti della vita in cui il corpo può cambiare profondamente.
Un importante dimagrimento, un intervento bariatrico o post-bariatrico, il lipedema, una gravidanza, il post-partum, la menopausa o altre trasformazioni possono modificare non soltanto l’aspetto fisico, ma anche il modo in cui una persona riconosce e vive se stessa.
Il cambiamento corporeo non produce automaticamente un cambiamento equivalente dell’immagine corporea.
Si può avere un corpo diverso e continuare a percepirsi attraverso lo sguardo costruito negli anni precedenti.
Si può persino ottenere il cambiamento desiderato e scoprire che alcune difficoltà sono rimaste.
In questi casi il percorso psicologico può aiutare a lavorare sul rapporto tra corpo, identità, storia personale e sguardo degli altri.
Come lavoro
Non parto dall’idea che esista un comportamento alimentare da correggere senza prima comprenderlo.
Due persone possono fare apparentemente la stessa cosa con il cibo e farlo per ragioni completamente differenti.
Per questo il lavoro viene costruito sulla storia e sulle necessità della singola persona.
A seconda della situazione possiamo lavorare su:
- alimentazione emotiva e funzione del cibo;
- perdita di controllo e rapporto tra controllo e restrizione;
- vergogna e senso di colpa;
- stigma del peso e sua interiorizzazione;
- immagine corporea;
- rapporto con specchio, fotografie e visibilità del corpo;
- dialogo interiore e autocritica;
- emozioni e strategie di regolazione;
- rapporto tra corpo e identità;
- autonomia e consapevolezza alimentare;
- maggiore flessibilità nel rapporto con il cibo.
Posso utilizzare strumenti di psicoeducazione, consapevolezza corporea e alimentare, Mindful Eating e altri strumenti psicologici quando risultano appropriati alla situazione individuale.
Non esiste però una tecnica uguale per tutti.
Prima viene la persona. Poi scegliamo gli strumenti.
Come funziona il percorso
1. Mi contatti
Puoi scrivermi raccontandomi, anche in poche righe, che cosa ti sta portando a cercare un supporto.
2. Ci conosciamo
Fissiamo un primo colloquio psicologico online in cui iniziamo a comprendere la situazione, la tua storia e ciò che vorresti cambiare.
3. Valutiamo insieme
Non tutte le difficoltà richiedono lo stesso tipo di intervento.
Valutiamo insieme quali possano essere gli obiettivi del percorso e se il mio modo di lavorare è adeguato alle tue necessità.
4. Costruiamo il percorso
Gli incontri vengono adattati progressivamente alla tua situazione e agli obiettivi condivisi. Non ti verrà imposto alcun ritmo o numero prestabilito di colloqui.
I colloqui psicologici sono individuali e si svolgono online.
Non devi sapere già cosa ti sta succedendo
Non devi arrivare al primo colloquio sapendo dare un nome esatto alla tua difficoltà.
Puoi semplicemente sapere che non vuoi continuare ad avere con il cibo o con il tuo corpo lo stesso rapporto che hai oggi.
Da lì possiamo iniziare.
Ti riconosci in qualcosa che hai letto?
Se senti che il rapporto con il cibo, il peso o il corpo sta diventando una fonte di sofferenza e vuoi capire se un percorso psicologico può esserti utile, puoi contattarmi per un primo confronto.

