
C’è una frase che molte persone con difficoltà alimentari dicono, spesso con frustrazione:
“So cosa dovrei fare… ma in quel momento non ci riesco.”
Questa frase è estremamente importante.
Non è una scusa. Non è mancanza di motivazione.
È una descrizione molto precisa di ciò che accade nel sistema nervoso.
Iperarousal: quando il sistema è troppo attivato
Per capire i comportamenti impulsivi, come le abbuffate, è fondamentale partire da qui: lo stato del sistema nervoso.
L’iperarousal è una condizione di attivazione elevata, in cui il sistema nervoso è in modalità allerta. Esso si manifesta attraverso specifici segni:
- aumento della frequenza cardiaca
- tensione muscolare
- respiro più rapido o superficiale
- senso di urgenza
- attivazione emotiva intensa
In questo stato, il sistema nervoso non è orientato alla riflessione.
È orientato alla risposta immediata. E cosa c’é di più immediato che consumare del cibo per calmarsi? Il cibo è sempre disponibile, agisce in fretta e lo fa direttamente sul corpo, che è il mezzo attraverso cui lo ingeriamo e lo digeriamo.
Impulsività: una soluzione del sistema, non un problema di volontà
Quando l’attivazione è alta, abbiamo detto, il cervello cerca una via rapida per regolarla. Ed è qui che entrano in gioco i comportamenti impulsivi.
Le abbuffate, ad esempio, possono assumere la funzione di:
- modulazione dell’attivazione interna
- distrazione dall’intensità emotiva
- tentativo di scaricare la tensione
Non sono semplicemente “perdita di controllo”.
Sono strategie di regolazione (anche se a lungo termine diventano problematiche).
La corteccia prefrontale è “offline”
Nei momenti di iperarousal succede qualcosa di molto concreto:
la principale area del cervello coinvolta in:
- riflessione
- pianificazione
- inibizione
- scelta consapevole
ossia la corteccia prefrontale, si “spegne”. Diventa quindi momentaneamente indisponibile. Motivo per il quale, durante i momenti di intensa attivazione, la persona non è più in grado di avere accesso a tutte quelle conoscenze e competenze che, in una condizione di calma, sa normalmente padroneggiare.
In altre parole:
- la capacità di regolazione top-down (dall’alto verso il basso, ossia dalle strutture corticali più evolute a quelle sottocorticali più basilari) si riduce;
- aumenta il dominio dei sistemi più automatici e reattivi;
Esattamente il fenomeno fisiologico che spiega perfettamente quella sensazione di:
“so cosa fare, ma non riesco a farlo”
Si badi bene: non è che la persona non sa.
È che, in quel momento, non ha accesso a quella funzione.
Perché l’approccio solo cognitivo spesso non funziona
Se il problema si attiva a livello del sistema nervoso e del corpo, intervenire solo sui pensieri ha un limite evidente.
La ristrutturazione cognitiva, che viene usata nelle terapie cognitive per affrontare diverse problematiche coinvolte nell’alimentazione impulsiva, in modo efficace, in questo caso non funziona. Questo perché:
- richiede accesso alla riflessione
- presuppone una certa calma interna
- funziona meglio in stati di attivazione moderata
Ma nei momenti di iperarousal:
- il sistema cognitivo è meno disponibile
- il corpo è “più veloce” del pensiero
Per questo molte persone fanno un enorme lavoro cognitivo…
ma nei momenti critici non riescono ad utilizzarlo.
Partire dal corpo: un cambio di prospettiva
Se vogliamo intervenire davvero sui comportamenti impulsivi, dobbiamo partire da dove il processo ha origine:
il corpo.
L’urgenza, infatti, non nasce come pensiero.
Nasce come sensazione, attivazione, tensione interna…
e solo dopo viene interpretata come esperienza complessa dal nostro cervello.
Le risorse somatiche di contenimento
Tenendo come focus principale il corpo, gli approcci somatici lavorano per ridurre l’intensità dell’attivazione, rendendola più gestibile.
Fra questi troviamo l’utilizzo di risorse, dette, di contenimento. Ossia risorse somatiche che ci aiutano a rendere consapevole quel contenitore fisico che è il nostro corpo, formato dalla pelle e dai muscoli superficiali (Pat Ogden).
A cosa serve diventare consapevoli del corpo con questa modalità?
Uno dei vissuti che più ci destabilizza quando siamo in iperarousal è la sensazione di “essere fuori”, di perdere il controllo, di non avere confini e, pertanto, di essere più vulnerabili agli altri e alle nostre stesse reazioni che sembrano sfuggirci di mano (la famosa perdita di controllo durante l’abbuffata).
Portare attenzione a questo “contenitore” aiuta a:
- aumentare il senso di stabilità
- sentirsi più in grado di contenere i sentimenti e l’arousal
- creare un’esperienza di tenuta interna
Non si tratta di “controllarsi di più”.
Si tratta di sentirsi più contenuti. Un po’ come accade a un neonato quando viene avvolto in una morbida coperta. Ancor prima di sentirci “padroni” della situazione, ci da la sensazione di essere al sicuro, il che è molto più importante dal punto di vista del sistema nervoso.
Non è controllo. È regolazione.
Questo è un punto fondamentale.
Il lavoro somatico non mira a ristabilire un controllo rigido.
Mira a rendere l’attivazione tollerabile, ad aumentare la capacità di stare nelle sensazioni anche quando esse non sono piacevoli o confortevoli e a ridurre l’urgenza (che è quella che più facilmente si traduce in comportamento impulsivo).
Quando l’intensità interna si abbassa lo spazio di scelta torna disponibile (la corteccia prefrontale torna “online”) e le strategie cognitive diventano di nuovo accessibili.
Perché la forza di volontà non basta
Dopo quanto abbiamo detto finora sarà ormai chiaro il perché, l’idea che basti “resistere”, non tiene conto di un aspetto essenziale:
l’impulsività in iperarousal è un processo fisiologico,
non morale!
Quando il sistema è altamente attivato:
- il corpo spinge verso l’azione
- il pensiero rallenta
- l’urgenza aumenta
In queste condizioni, la volontà ha un margine di azione molto ridotto.
E questo non è un fallimento personale.
È il funzionamento del sistema nervoso.
Un punto da cui ripartire
Se vogliamo lavorare davvero sui comportamenti impulsivi, il punto non è chiedersi:
“Perché non riesco a controllarmi?”
Ma piuttosto:
“Cosa sta succedendo nel mio corpo in quel momento?”
Perché è lì che l’urgenza prende forma.
Ed è lì che può iniziare a trasformarsi.

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